Dieci Volte Meglio: una visione dell’Italia

Le linee guida strategiche del programma

Noi crediamo che i cittadini italiani abbiano il diritto inviolabile di ricercare la propria felicità. Non si tratta di un’enunciazione di principio, ma di un elemento centrale della nostra azione e dei nostri valori: vogliamo infatti che il diritto alla ricerca della felicità sia la linea guida della politica e di uno Stato finalmente e realmente amico dei cittadini.

Metteremo al centro delle nostre azioni e delle nostre linee guida le persone. Ricercare la felicità significa - ma non solo - rivedere le politiche sociali: prima di tutto nei confronti delle donne, ma anche della persone della terza età, dei disabili, dei Millennials, della Generazione Z, di chiunque sia tenuto ai margini da una società e da una politica troppo disattenta e inefficiente. Crediamo che la diversità sia la vera ricchezza di un Paese, e lavoreremo per questo.

I cittadini sono spesso vittime di ingiuste disparità e molti talenti vengono sprecati. C’è quindi l’immediata necessità di cambiamenti concreti: sia diffondendo una maggiore sensibilità che adottando azioni positive.

Il nostro obiettivo è ottenere sia nel breve termine sia in prospettiva significativi progressi per chiunque non sia incluso a pieno titolo nella società.

In Italia la disoccupazione ha raggiunto livelli impressionanti. Siamo di fronte ad un vero e proprio allarme sociale che colpisce i giovani, le donne, gli over 50, vittime della crisi e di competenze da rigenerare. È doloroso constatare l’amarezza degli studenti che stanno perdendo la speranza nel futuro e ammettono la loro paura di doversi accontentare.

La popolazione italiana in età lavorativa effettivamente occupata è stata nel 2016 il 61,6%, uno dei dati peggiori nell’Unione Europea (media 71,1%); quella femminile è il 51,6%, superiore solo a quello della Grecia (media UE 65,3%). In tutti i Paesi europei i laureati hanno un tasso d’occupazione medio molto più elevato che in Italia (dove si attesta al 77,5%); inoltre i laureati italiani tra 30 e 34 anni sono solo il 26,2% contro una media UE del 39,1%, l’unico dato peggiore è quello della Romania. I lavoratori part-time italiani sono il 19,8% nella classe d’età 25-49 anni; per le donne il dato sale al 35,1%.

Dietro ai numeri statistici stanno innumerevoli storie di disperazione, rinuncia, abbandono degli studi e della ricerca di un lavoro, dipendenza dai poteri locali per un “posto di lavoro”, emigrazione, part-time involontario, lavoro intellettuale sottopagato, lavoro discontinuo senza tutele, lavoro nero.

Ma c’è anche un’Italia molto migliore, con aziende competitive, standard contrattuali e di sicurezza tra i migliori del mondo, piccole aziende efficienti e creative, manager e professionisti di rilevanza internazionale. Non possiamo più sopportare la divergenza tra queste due versioni dell’Italia: seguendo l’esempio delle migliori pratiche possiamo fare 10 volte meglio. In poco più di cinque anni si possono generare quasi tre milioni di posti di lavoro qualificati:

  • 300 mila grazie alle politiche ambientali ed energetiche
  • 750 mila sviluppando le tecnologie emergenti
  • 1.500.000 valorizzando le risorse del turismo
  • 450 mila rivitalizzando i settori tradizionali

Turismo, Ambiente/Energia ed Innovazione Tecnologica sono punti trattati specificatamente nel nostro programma e rimandiamo quindi ai singoli capitoli. Per i settori tradizionali una nostra proposta è ad esempio il rilancio dell’edilizia tramite un piano casa che preveda esenzioni fiscali importanti per chi ristruttura un immobile secondo le leggi più ambiziose in tema di risparmio energetico (come quelle vigenti in Alto Adige, tra le più severe al mondo). Proponiamo inoltre la creazione di una “Banca dell’indice di fabbricabilità” per la regolazione delle nuove costruzioni: in caso di demolizione di fabbricati obsoleti si rende disponibile la vendita del relativo indice di fabbricabilità per la realizzazione di un nuovo fabbricato. Questo meccanismo deve diventare l’unica modalità per la costruzione di nuovi volumi, seguendo cioè il concetto di “volume zero” e non di “cemento zero”.

Le principali direttrici di intervento su cui ci focalizziamo sono le seguenti.


1. SVILUPPO DELLE COMPETENZE


Realizzare un piano accelerato di creazione delle competenze necessarie alle aziende più avanzate, in particolare profili tecnici. Favorire la specializzazione delle competenze all’interno delle aziende. Creare un sistema nazionale di rilevazione della domanda di competenze.

Nonostante l’alto tasso di disoccupazione molte aziende italiane faticano a trovare le competenze necessarie allo sviluppo di settori chiave per la crescita: progettisti e sviluppatori di software, tecnici di fabbrica, analisti e data manager, esperti di sicurezza informatica e di comunicazione digitale e in genere profili tecnici disposti ad affrontare un percorso di specializzazione.

Esiste inoltre la realtà dei NEET cioè coloro che disoccupati, hanno smesso di cercare lavoro ma anche di seguire percorsi educativi. Ad oggi sono oltre 2 milioni (fonte ISTAT): vogliamo ridurli dell’80%. Anche per questa categoria di lavoratori intendiamo promuovere lo sviluppo delle competenze, grazie a percorsi formativi su scala nazionale, volti a creare professionalità e riqualificazione nei settori del digitale, del turismo e dell’assistenza.

L’allineamento delle competenze tra sistema educativo e azienda è particolarmente difficile sia per la carenza di scuole e università ma anche per la difficoltà di molte aziende, specialmente di piccole dimensioni, di esprimere con chiarezza i fabbisogni, di pianificarli, di sviluppare internamente le competenze specifiche. La carenza di queste competenze crea anche un forte limite agli investimenti esteri in Italia e allo sviluppo locale delle nostre aziende più grandi.

Occorre un piano accelerato per colmare questi gap, basato su:

  • una task force dedicata alla progettazione di dieci corsi con contenuti tecnici di base, da realizzare in università, istituti tecnici e professionali selezionati con criteri di merito, attingendo per l’erogazione anche a docenti straordinari, provenienti dal mondo professionale;
  • la creazione di classi miste composte da giovani e lavoratori in fase di riqualificazione, con lo scopo di creare un mix culturale efficace, elemento fondamentale per integrare le competenze tecniche;
  • l’orientamento e l’avviamento del percorso di ricerca del lavoro all’interno del ciclo scolastico, potenziando i sistemi di contatto tra scuola e azienda, sviluppando le iniziative di alternanza scuola-lavoro, strutturando le banche dati di domanda e offerta;
  • un sistema nazionale di rilevazione della carenza di competenze specialistiche (skill gap), realizzato con la riconversione dei Centri per l’Impiego e il supporto delle Agenzie private per il lavoro, parzialmente finanziato con le risorse europee di “Garanzia Giovani”;
  • la specializzazione del percorso d’apprendistato dedicato ai profili tecnici, assistiti da incentivi (contribuzione figurativa), con obbligo di realizzare e utilizzare sistemi di knowledge management aziendali, percorsi di auto-verifica e certificazione esterna;
  • la valorizzazione dei mestieri, considerati artigianali ma riconosciuti nel mondo come eccellenze italiane; quei mestieri che ad esempio hanno ricostruito sapientemente il Petruzzelli o la Fenice, o quelli che consentono di realizzare tessuti e lavorazioni di pelli per l’alta moda internazionale.

2. CONTRATTI SOLIDI, SEMPLICI, FLESSIBILI


Semplificare e ridurre la normativa del Lavoro a un Codice basato su pochi chiari articoli, in grado di orientare la contrattazione collettiva, aziendale e individuale, evitando formulazioni che favoriscono incertezze, contenziosi, ambiguità. Eliminare la distinzione tra lavoro pubblico e privato.

Per troppi decenni il dibattito italiano sul lavoro è stato ridotto al braccio di ferro sull’art.18, al duello tra tempo determinato e indeterminato, alla competizione tra contratto nazionale, territoriale, aziendale e micro-settoriale. Norme e contratti hanno difeso in modo maniacale alcuni elementi retributivi e regolamentari, senza aumentare però le retribuzioni nette medie più basse dei principali paesi europei, una massa di lavoratori marginalizzati, lunghi tempi di ricollocazione dei disoccupati. Pochissimo spazio è stato lasciato a politiche aziendali basate sul merito, allo sviluppo di organizzazioni flessibili, allo sviluppo delle competenze come leva di crescita economica e professionale. Il settore pubblico è rimasto chiuso in regole e modelli che trascurano merito, impegno, crescita economica e professionale, in virtù di una stabilità del posto di lavoro sempre meno sostenibile. I lavoratori precari abbondano nella scuola, negli enti locali e anche talvolta nelle amministrazioni centrali.

Dalla Riforma Biagi al Jobs Act il percorso evolutivo si è sviluppato tra mille ostacoli, anche drammatici, con ritardi, soluzioni parziali, incertezze applicative. La Riforma Madia del pubblico impiego ha aperto alcune linee di sviluppo, fortemente ridimensionate rispetto alle premesse, e non ha colmato il gap con il settore privato. Partendo da una normativa semplificata e stabile nel tempo occorre favorire lo sviluppo di una contrattazione su più livelli, secondo alcune linee guida:

  • contrattazione nazionale estesa a tutti i settori/tipologie di lavoro ma semplificata nel numero di contratti (solo quelli firmati dalle organizzazioni più rappresentative nei rispettivi ambiti) e nei contenuti (regole in entrata/uscita, retribuzione di base, welfare, tutele principali, eliminando le declinazioni organizzative e territoriali);
  • contrattazione aziendale e distrettuale concretizzata in accordi orientati alla produttività, alla flessibilità di orari e retribuzioni, allo sviluppo di competenze, ai servizi locali e al welfare aziendale, alla solidarietà e al sostegno dell’occupazione;
  • sistema nazionale di politiche attive del lavoro, completando il trasferimento di risorse dalle politiche passive (es. CIGS) e dotando l’Agenzia nazionale (ANPAL) di risorse e autonomia sufficienti per guidare e integrare le azioni e i programmi regionali;
  • sviluppo del welfare contrattuale e delle forme solidaristiche in grado di aumentare sicurezza e tranquillità anche nei periodi di carenza di retribuzione e contemporaneamente ridurre l’impegno di risorse pubbliche;
  • adattamento della contrattazione alle esigenze di società multinazionali, attraverso la portabilità nell’Unione Europea delle contribuzioni al welfare, l’integrazione dei servizi e lo sviluppo di servizi destinati alla mobilità abitativa (utilizzabili anche all’interno del territorio nazionale);
  • corretta e omogenea distribuzione degli oneri legati alla discontinuità (apprendistato, disoccupazione, part time per esigenze familiari, chiusura di contratto a termine) tra la collettività, l’azienda e il lavoratore;
  • applicazione della normativa privata del lavoro anche al settore pubblico; non servono forme di garanzia specifiche, ma la corretta applicazione di norme e tutele applicabili anche nel settore privato più qualificato.

3. LAVORO DIPENDENTE E LAVORO AUTONOMO


Superare la distinzione tra lavoro dipendente e autonomo, per liberare il secondo e le micro-imprese da oneri e adempimenti che ne rallentano l’azione. La flessibilità di organizzazioni e filiere richiede lavoratori agili, di elevata professionalità, concentrati sui risultati e non sugli adempimenti. La micro-impresa è spesso una forma di lavoro su base familiare/amicale, alla quale è sbagliato applicare le regole di un’azienda vera e propria. Il dibattito autonomo/dipendente è ozioso, eliminiamo le tante stratificazioni normative e culturali e concentriamoci sul cuore del problema: il lavoro.

Esiste ancora una vera distinzione tra lavoro autonomo e dipendente? Davvero possiamo considerare “dipendente” un direttore generale e “autonomo” un giovane avvocato di un grande studio? Un project manager rispetto ad un agente monomandatario? Un lavoratore in una società di consulenza informatica rispetto a un consulente tributario? Le aziende moderne si organizzano consentendo vari gradi di autonomia alle diverse componenti organizzative, misurate in base a obiettivi, in un quadro di regole interne dinamico e in costante evoluzione, integrando e scorporando rami e intere aziende, settori di business, organizzazioni territoriali. Lo stesso accade anche all’interno delle professioni “storiche” (avvocati, commercialisti, architetti, ingegneri, medici, dentisti ...): l’evoluzione verso forme organizzative più ampie, con gerarchie e suddivisione del lavoro professionale ben definite, è senza dubbio in atto, da tempo. Il lavoro si svolge in un continuum in cui il grado di dipendenza gerarchica è sempre meno riconoscibile e in ogni caso meno rilevante. Ciò che accumuna tutti questi lavoratori sono norme e adempimenti pesanti e onerosi, difficilmente gestibili senza l’ausilio di consulenti e che richiedono il confronto con uffici pubblici governati da procedure burocratiche, farraginose e spesso incomprensibili. Tanto tempo e reddito sottratti al lavoro, in cambio di una presunta flessibilità fiscale, tale solo nelle parole.

Il simbolo di questo mondo è il termine famigerato PARTITA IVA, nato come semplice codice e divenuto simbolo di lavoratori senza volto, senza riconoscimento, senza personalità sociale: solo le 10 cifre della Partita IVA. Sei un giovane che inizia un’attività professionale procurandosi i primi clienti? Non trovi un vero lavoro organizzato in azienda e intanto decidi di accettare una collaborazione ? Hai perso il lavoro, hai più di 50 anni, nessuno ti assume ma puoi fare qualche consulenza? Apri la partita IVA: avrai un impegno a tempo pieno ! Peccato che buona parte del tempo non generi redditi, ma costi.

Le Partite IVA italiane sono 8 milioni, di cui 6 milioni attive e ben 4 riferite a persone fisiche. 10 Volte Meglio auspica una riforma in questo ambito, assolutamente necessaria ed urgente, basata su criteri di semplificazione e flessibilità, prendendo spunto anche dalle migliori pratiche internazionali:

  • contratti di lavoro auto-organizzato, con remunerazione basata su parametri orari o di risultato, senza vincoli di orario o di esclusiva; contratti derivati da quelli del lavoro dipendente (ridefinito “lavoro organizzato”), con equivalenza di trattamento fiscale, contributivo e assistenziale, ritenute alla fonte e altri adempimenti a carico delle aziende committenti;
  • estensione universale delle tutele per disoccupazione involontaria, malattia, assistenza familiare;

  • agevolazioni alla creazione di fondi di solidarietà per professionisti e lavoratori sotto-occupati, basati su piattaforme di condivisione di beni e servizi e solo in via residuale sull’erogazione di sussidi a integrazione del reddito;
  • contratto di lavoro auto-organizzato familiare, utilizzabile per servizi o piccole attività produttive gestibili dai componenti di una famiglia, senza necessità di costituire un’impresa;
  • agevolazioni alla creazione di servizi cooperativi che raggruppino persone che lavorano in modo intermittente e non continuativo, in particolare artisti, scrittori, giornalisti, web developer. La cooperativa si occupa di marketing, contatto clienti, contratti, fatturazione, recupero crediti e adempimenti fiscali, in cambio di una piccola quota dei compensi dei lavoratori, che sono soci e lavoratori con contratto di lavoro auto-organizzato;
  • apertura di Partita IVA solo in presenza di struttura aziendale, anche in outsourcing, con previsione di fatturato superiore a € 80.000 come indicato nel programma per le Imprese.
  • Anche alle micro-imprese, o almeno quelle in cui il reddito degli imprenditori e dei loro familiari raggiunge almeno il 40% dei ricavi, vanno applicati criteri amministrativi e fiscali fortemente semplificati, evitando di applicare modelli di derivazione aziendale a realtà quasi interamente basate sul lavoro dei titolari:
  • contratto di lavoro imprenditoriale, con remunerazione basata su parametri standard, ricavati dalle retribuzioni di figure direttive paragonabili (ad esempio store manager di una catena per commerciante dello stesso settore, capo reparto per titolare di piccola azienda meccanica, project manager per titolare di società d consulenza informatica), con equivalenza di trattamento fiscale, contributivo e assistenziale, ritenute alla fonte e altri adempimenti a carico delle aziende committenti;
  • estensione universale delle tutele per disoccupazione involontaria, malattia, assistenza familiare;
  • agevolazioni all’utilizzo di strumenti e piattaforme di erogazione di credito;
  • struttura di bilancio semplificata e applicazione, in caso di crisi, di normative ricavate da quelle di lavoro (politiche attive di riconversione professionale), liquidazione rapida e semplificata, senza applicazione della normativa fallimentare.

Tutte le misure rappresentate presuppongono l’utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili e significative limitazioni all’uso del contante.


4. CUNEO FISCALE E CONTRIBUTIVO


In Italia la differenza tra costo del lavoro e retribuzioni nette è particolarmente alta: è una causa rilevante del basso tasso d’occupazione e rende molto conveniente il lavoro nero. La spesa pubblica elevata, l’evoluzione demografica sfavorevole e l’alto debito statale rendono difficile ridurre imposte e contributi, ma una distribuzione più equa degli oneri è possibile

La platea dei contribuenti italiani è troppo limitata ed il gettito è fortemente eroso dall’evasione. Il lavoro è tassato in modo troppo disomogeneo. Le misure indicate nei paragrafi precedenti e nel capitolo del programma dedicato alla tassazione contribuiscono ad allargare e stabilizzare la platea dei lavoratori contribuenti, applicando sistemi di prelievo più equi, garantendo tutele universali e ponendo a carico di tutta la collettività gli oneri di assistenza, disoccupazione e sotto- occupazione, oggi interamente gravanti sul lavoro.

I benefici della semplificazione non vanno a ridurre direttamente il cuneo fiscale e contributivo, ma liberano risorse economiche e ore di lavoro per incrementare la competitività di lavoratori e piccole aziende.

L'Italia nei prossimi cinque anni può e deve acquisire e mantenere una posizione di influenza e leadership mondiale nelle tecnologie emergenti: intelligenza artificiale, robotica, manifattura intelligente, trasporti, energie rinnovabili, nano e biotecnologie, nuove frontiere della medicina. Il potenziale di trasformazione sociale, economica e culturale che le tecnologie emergenti possono apportare è enorme e, soprattutto, rappresenta anche per altri Paesi la base per una trasformazione virtuosa e sostenibile nel futuro

Un vantaggio competitivo in questi settori industriali nel prossimo futuro consentirà al Paese di vivere un nuovo rinascimento digitale e tecnologico che porterà i suoi frutti per decenni.

Creeremo dunque una nuova leadership industriale e tecnologica, incentivando anche la digitalizzazione della PA, e lo faremo agendo in diversi settori di sviluppo e attuando le misure del nostro programma.


1. Zone TAX Free ed Ecosistemi Tecnologici


Favoriremo lo sviluppo della nuova leadership industriale con la creazione di alcune zone "tax free", con l'obiettivo di facilitare l'insediamento e il rafforzamento nei settori strategici. Queste aree, collocate in tutto il Paese, richiameranno la presenza di aziende italiane e straniere (mantenendo quella delle imprese esistenti) grazie ad una serie di benefici, tra i quali un'aliquota delle imposte dirette al 5% per dieci anni e un'aliquota stabile al 20% per gli anni successivi.

Inoltre, per le nuove assunzioni a tempo indeterminato (lungo un periodo di dieci anni) l'azienda sosterrà un costo per i dipendenti uguale allo stipendio lordo, con l'eliminazione di ogni onere fiscale aggiuntivo. Le zone nelle quali creeremo le zone "tax free" vedono le imprese italiane potenzialmente ai vertici mondiali grazie a ricerca e competenze. Le agevolazioni consentiranno inoltre la nascita di nuovi distretti tecnologici.

Le aree tecnologiche su cui l'Italia deve puntare sono quelle in cui è dimostrabile un livello di eccellenza e dove le competenze sono consolidate. In questi ambiti vogliamo costruire una leadership tecnologica che sia tangibile nel confronto con i mercati esteri e che punti a rafforzare la rete di imprese tecnologiche italiane. Vogliamo partire dalla valorizzazione delle qualità del Paese e dal vero DNA produttivo e creativo dell'Italia.

Per tale motivo sarà definito un programma di incentivazione alla crescita nelle seguenti aree tecnologiche:

  • Nanotecnologie e nuovi materiali
  • Genetica e biotecnologie
  • Robotica, automazione e meccanica
  • Mobilità elettrica intelligente, guida autonoma
  • Chimica, cosmetica e farmaceutica
  • Agritech, agrifood

Per questi settori saranno promossi incentivi alla ricerca orientata allo sviluppo di applicazioni utili all'industria. Tra le e tecnologie digitali abilitanti lo sviluppo delle aree tecnologiche, citiamo l'intelligenza artificiale (Machine Learning, Big Data, Ottimizzazione etc.), le reti informatiche distribuite (es: Blockchain) e l'internet of things (IOT), la realtà aumentata e virtuale (AR/VR). Tutti gli stakeholder (ricerca, industria, start up, Governo, fondi di investimento) saranno chiamati a partecipare e allo sviluppo di progetti integrati, in multi-operabilità. Gli ecosistemi non saranno gestiti da enti governativi, ma da soggetti privati con i requisiti tecnici e finanziari. Le Istituzioni manterranno una supervisione per garantire la trasparenza e monitorare le responsabilità. La creazione di questi ecosistemi accelererà la creazione di progetti e prodotti per i mercati nazionali ed esteri, massimizzando la disponibilità di competenze tra le piccole e le medie imprese, favorendo contemporaneamente l'allocazione di capitali nei progetti con maggiore valore commerciale.

Gli ecosistemi lavoreranno in partnership tra di loro, con approccio di filiera. Il Governo favorirà il loro sviluppo grazie a particolari disposizioni in termini di riduzione dell'aliquota IVA (fino a un massimo del 40% del valore attualmente applicabile per ogni capo di spesa), per i soggetti operanti all'interno dell'ecosistema e su progetti realizzati con gli altri attori all'interno dello stesso ecosistema.


2. Trasformazione digitale del Paese: semplificazione della pubblica amministrazione (PA) attraverso l'intelligenza artificiale


Favoriremo la creazione di ecosistemi digitali in settori in cui la Pubblica Amministrazione, e quindi il cittadino, soffrono ancora di un'arretratezza tecnologica che è la vera causa della disfunzionalità del nostro Paese. Utilizzeremo le tecnologie esponenziali per attivare nuovi processi, più efficienti, nei settori della Sanità, della Scuola, della Giustizia, nella Mobilità e Trasporti, nella Sicurezza.

Per ciascuno di questi settori saranno create infrastrutture digitali che, attraverso l'implementazione di piattaforme abilitanti, semplificheranno i processi della PA, e permetteranno di automatizzare processi oggi tediosi ed inefficienti. Questo sarà realizzato con particolare attenzione al corretto uso dei dati (in ottemperanza al regolamento generale sulla protezione dei dati - GDPR - in materia di privacy). Sappiamo che le tecnologie ad avanzamento esponenziale, se correttamente utilizzate, potranno migliorare il rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione. Consentiranno al cittadino di accedere ai servizi pubblici in maniera veloce e semplice, con conseguente riduzione dei costi per la PA stessa. La riduzione della spesa potrà dunque essere riallocata in altri settori di intervento e nella manutenzione dei sistemi, rendendo così la macchina pubblica sempre più efficiente.

Il processo di digitalizzazione porterà inoltre altri due benefici:

  • Maggiore trasparenza nel rapporto tra pubblico e privato;
  • Maggiore collaborazione tra pubblico e privato nell'individuazione delle piattaforme necessarie alla trasformazione digitale della PA.

Per facilitare lo sviluppo del primo punto, saranno promosse le pratiche di e-procurement, attraverso le quali sarà possibile ottenere una maggiore trasparenza dei dati nel rapporto tra cittadino e PA, anche eventualmente utilizzando tecnologie di public ledger come la blockchain.

Rispetto invece alla individuazione delle piattaforme per la trasformazione digitale, e per favorire l'opportunità di crescita economica delle imprese, si incentiverà al la PA ad utilizzare prodotti e servizi già reperibili sul mercato e quindi offerti dal mondo delle imprese private, piuttosto sviluppare progetti all'interno della PA stessa. Anche in questo spingeremo verso la cultura della Open Innovation e della collaborazione tra pubblico e privato e tra piccole e grandi imprese, sempre mantenendo trasparenza e tracciamento delle responsabilità.


3. Potenziamento della Sicurezza informatica del Paese: Cybersecurity


La sicurezza informatica è, e sarà sempre di più, uno dei temi più importanti - e inquietanti - per tutti i Paesi del mondo. Secondo l'Unione Europea, è al secondo posto tra le emergenze che potrebbero portare conflittualità a livello globale, tra i cambiamenti climatici e l'immigrazione. Secondo la Banca d'Italia, nel 2016, il 47% delle piccole, medie e grandi imprese italiane ha subito un attacco informatico. Il costo del danno arrecato da ogni attacco andato a buon fine è stimato in circa 3,5 milioni di euro. Pertanto è necessario, fin da subito, costruire un sistema di sicurezza cibernetica che non sia soltanto di prerogativa pubblica, ma sia bensì estendibile a tutta la rete imprenditoriale privata.

Inoltre, secondo i dati del centro studi dell'Università Sapienza sulla sicurezza informatica, nel 2020 saranno vacanti 3 milioni di nuovi posti di lavoro nello stesso settore in Europa e almeno 300.000 nuove posizioni dovranno essere coperte in Italia per far fronte agli attacchi informatici. Per questo motivo il nostro programma prevede di creare un processo di sviluppo del settore della sicurezza informatica attraverso incentivi e strategie di implementazione quali:

  • Creazione di partnership multistakeholders - Ricerca, Industria, Governo, - al fine di creare piattaforme di sicurezza per il Paese in grado di creare uno scudo solido contro gli attacchi cibernetici.
  • Incentivazione delle imprese all'adozione di strumenti per lo sviluppo di progetti per la sicurezza cibernetica, in partnership con i centri di ricerca e le start-up.
  • Incentivazione delle imprese all'acquisto di sistemi e servizi per la sicurezza disponibili sul mercato.
  • Promozione della cultura e sensibilizzazione verso il problema, mediante la sovvenzione di percorsi formativi e di apprendimento degli elementi di primo livello di conoscenza del problema.
  • Incentivi alla formazione di risorse interne alle aziende per l'espletamento delle funzioni necessarie a garantire la capacità di difesa da attacchi informatici.

4. Sviluppo di nuove imprese tecnologiche e internazionalizzazione


Seguendo quanto fatto nel programma di incentivazione per le start-up dal MISE fino ad oggi, il nostro programma prevede di mantenere attivi i piani di crescita e sviluppo di start up innovative, rinnovando gli attuali provvedimenti in materia di finanziamento alle imprese, per l'avviamento e l'acquisizione degli strumenti funzionali alla digitalizzazione.

Si manterrà attivo il provvedimento che prevede l'incentivazione alla trasformazione 4.0 di medie e grandi imprese, con l'inserimento di ulteriori incentivi per l'adozione di strumenti, prodotti e servizi che vengano dall'esterno dell'impresa stessa. Saranno incrementate le misure per l'internazionalizzazione delle start-up, prevedendo incentivazione per le grandi imprese italiane all'estero che vorranno cooperare con le start-up nei paesi stranieri.

Riteniamo che l'accelerazione della crescita, e l'internazionalizzazione, delle start-up sia fortemente legata alla loro capacità di fare alleanze con imprese più grandi, già forti sui mercati esteri.

In questo ambito saranno attivati dei voucher per l'internazionalizzazione a cui le start-up potranno accedere se il progetto di internazionalizzazione prevede la partnership con imprese più grandi già presenti all'estero (nella distribuzione e/o nella produzione); tali grandi imprese, al contempo, potranno godere di una detassazione relativa a parte del costo sostenuto per il progetto di internazionalizzazione della start-up.


5. Sviluppo di un nuovo sistema economico industriale collaborativo: Open Innovation e Trasferimento Tecnologico


Il trasferimento tecnologico dalla Ricerca all'Industria è alla base della capacità del nostro Paese di generare Innovazione. Tuttavia i dati a riguardo in Italia sono molto deludenti, comparati con le medie europee. In Italia, solo il 12,1% delle imprese innovative ha collaborato con i ricercatori. È il valore più basso in Europa, dove la media è pari al 26,5%. Eppure L'Italia mostra un'altissima capacità in termini di numero di pubblicazioni scientifiche in diversi settori, come ad esempio nel campo biomedico, dove è tra i primi quattro paesi del mondo.

Questo accade per una serie di motivi che si riassumono nell'incapacità degli operatori della ricerca di cogliere le esigenze del mercato e quindi dell'industria. La sfida da vincere è quella che sta in un cambio di approccio della Ricerca, dall'attuale maker-centric ad una prospettiva più consona ed efficace, orientata verso la domanda e centrata intorno all'utente (user-centric). Questo cambio di paradigma, che si deve combinare dall'altro lato con l'interesse dell'industria a recepirlo, è la chiave di successo per una futura società dell'Innovazione che sia collaborativa e aperta: la società dell'Open Innovation.

A tale proposito il nostro programma prevede un sistema di incentivazione per:

  • Filiere di Trasferimento Tecnologico in ciascuna delle aree identificate come Ecosistema
  • Programmi di formazione di figure professionali idonee alle attività di valorizzazione dei risultati della ricerca;
  • Percorsi di co-ricerca e co-sviluppo avviati a partire dall'individuazione di esigenze di mercato, in contrapposizione alla tendenza attuale di una definizione a posteriori, al mero scopo di sviluppare progetti di interesse non collegati a una reale opportunità commerciale.

I programmi di sostegno alla ricerca di base rimarranno comunque garantiti alla Ricerca nelle misure previste dalle disposizioni comunitarie.

Anche in questo caso l'industria beneficerà di sgravi fiscali in continuità con quelli previsti dal Patent Box, ma soltanto nel caso di reale inserimento sul mercato dei risultati della ricerca valorizzata.


6. Incentivazione allo sviluppo di tecnologie e prodotti con impatto positivo nella società in riferimento ai 17 Obiettivi sullo Sviluppo Sostenibile


Le nuove tecnologie possono rappresentare un grande punto di svolta nel raggiungimento di questi risultati. Attraverso le tecnologie ad avanzamento esponenziale e le ricerche in molti settori, da quello energetico a quello alimentare, dall'intelligenza artificiale alla robotica, tutte le nuove e vecchie competenze in materia di tecnologie possono e devono concorrere e rendere lo sviluppo più sostenibile per il pianeta.

Per tale ragione, saranno studiati e avviati programmi di incentivazione allo sviluppo di tecnologie e applicazioni che abbiano impatto sociale positivo in termini di sostenibilità, così come previsto dai 17 SDGs (Sustainable Development Goals facenti parte dell'agenda per lo sviluppo sostenibile approvata dalle Nazioni Unite il 25 Settembre 2015). Tutti i Paesi saranno chiamati a contribuire e saranno valutati sulla base delle loro capacità performative in termini di risultati misurabili, attraverso una serie di parametri e indicatori 17, obiettivi, 169 target e 240 indicatori).

Solo gli investimenti potranno essere il motore dello sviluppo e del rilancio dell’Italia, quindi il nostro impegno è quello di favorire il desiderio di (ri)fare impresa. Dobbiamo sostenere e dar forza alle imprese esistenti o ripensate con un re-startup, oppure riaggregate secondo nuove logiche di creazione del valore. Ma dobbiamo favorire anche quelle nuove, messe in grado di nascere per cogliere le nuove opportunità offerte dal contesto che sta emergendo: disponibilità di denaro a costo molto basso, tecnologie dirompenti, mercati internazionali accessibili e in crescita.

Crediamo quindi che oggi sia fondamentale intervenire definitivamente sulla tassazione diretta ed indiretta delle imprese, che oggi in Italia è tra le più alte al mondo. Concorderemo con le imprese un patto di riduzione delle tasse a fronte di un aumento di imponibile, insieme all’impegno per il recupero dell’evasione. E aboliremo la partita Iva per chi fattura meno di 80 mila euro, per favorire il sogno di molti italiani: mettersi in proprio.

Inoltre dobbiamo semplificare il percorso a chi vuole investire, attraverso una profonda rivisitazione delle incombenze burocratiche e degli adempimenti normativi previsti dalla pubblica amministrazione. Ma occorre trasformare anche il rapporto con il fisco, sia nella parte tecnica che negli approcci: da un controllo ispettivo a valle (che spesso diventa accanimento) passare a valutazioni congiunte a monte sulla correttezza delle impostazioni fiscali scelte, togliendo incertezza.

Dobbiamo infine lavorare per ottenere risposte dalla giustizia amministrativa in tempi brevi, in linea con la velocità del business delle aziende. L’incertezza del fisco e della giustizia sono infatti un freno enorme per gli investimenti, soprattutto per quelli stranieri e per quelli delle aziende di medie dimensioni.

1. Visione di fondo


Le nuove generazioni di oggi svolgeranno in futuro almeno una decina di lavori diversi nei primi 20 anni del loro percorso professionale. Metà di questi lavori ancora non esistono, così come molti dei lavori esistenti oggi saranno radicalmente modificati dall'ingresso in tutti i settori di nuove tecnologie dirompenti.

Nonostante l'eccellenza della tradizione culturale del nostro Paese, oggi la scuola e l'università non riescono a preparare gli studenti al mondo del lavoro e alla società del futuro, mettendo così in seria difficoltà le nuove generazioni rispetto al contesto internazionale.

Noi proponiamo una completa rivisitazione del nostro modello educativo, adattandolo alle nuove tecnologie che in apparenza spostano il focus sulle macchine, ma che in realtà richiedono più capacità critica, gusto dell'arte e del bello, approccio filosofico e spirito analitico, flessibilità, curiosità e resilienza. Caratteristiche che sono parte del nostro DNA di italiani, ma che vanno accelerate, rafforzate e rimesse in circolo.

Porteremo l'inglese rafforzato in modo da avere il bilinguismo in tutte le scuole, a partire dalla materna e l'esercizio della filosofia, intesa come capacità di porsi domande e trovare le proprie risposte, come materia dalla scuola primaria. Rafforzeremo lo studio della matematica e delle materie scientifiche e tecnologiche. Lo sport non sarà più solo un riempitivo, ma un completamento della formazione dell'individuo, così come le arti e la musica, perché esse rappresentano un'eccellenza italiana da valorizzare nel mondo e un esercizio utile all'allenamento di quelle caratteristiche che saranno centrali in un contesto in continuo cambiamento, come quello che ci aspettiamo nel futuro. L'insegnamento prevederà anche il lavoro di gruppo e la capacità di esporre le proprie idee in privato e in pubblico, e saranno introdotti sistemi di valutazione che supportino lo sviluppo del potenziale degli studenti.


2. I pilastri della scuola


Lo Studente

L’obiettivo del processo educativo è rivolto alla persona e alla sua crescita in termini di competenze quali lo spirito critico, la capacità di astrarre, di essere creativi, flessibili, di collaborare e di esporre le proprie idee in modo ordinato ed efficace, anche in pubblico. La capacità di prendere decisioni in situazioni complesse, la curiosità e la resilienza. Un’educazione che sia davvero “liberamente partecipativa”, come auspicano grandi pensatori, e volta a formare cittadini consapevoli, responsabili e con competenze valide a tempo indeterminato.

I Docenti e tutto il personale scolastico

Il vero motore della scuola sono i docenti e il personale scolastico. Persone che svolgono un lavoro faticoso e impegnativo, oltre che importantissimo. Persone spinte da una vocazione, che devono essere al centro di qualsiasi riforma scolastica ed avere il giusto riconoscimento sociale. Per poter svolgere il proprio lavoro i docenti devono essere messi nelle condizioni di farlo con strumenti adeguati, formazione, condivisione di esperienze positive e con meccanismi strutturati che riescano ad essere motivanti e premianti nei confronti di chi svolge un lavoro eccellente.

Il Territorio

Partendo dall’osservazione che molti casi di eccellenza sono abilitati dalla partecipazione attiva di famiglie ed aziende sul territorio, che decidono in autonomia di supportare la scuola con fondi o con la partecipazione diretta di professionisti come formatori, siamo convinti che creando le giuste condizioni si possano realizzare ecosistemi aperti e collaborativi in grado di stimolare questi meccanismi, all’interno di un sistema strutturato e coerente su tutto il territorio. Obiettivo quindi del programma sarà realizzare un “sistema scuola” che valorizzi le Persone (studenti, docenti, personale scolastico, professionisti e imprese), in grado di diventare il centro di una comunità locale aperta e collaborativa.

Il ruolo degli asili nido

Elemento fondamentale per il percorso educativo sono gli asili-nido, che vanno significativamente aumentati per due motivi:

  • I primi 3 anni di vita sono fondamentali nello sviluppo cognitivo del bambino.
  • C’è una stretta correlazione fra la presenza di nidi e l’occupazione femminile che risente delle attuali carenze in quest’ambito.

3. I programmi


Il futuro che aspetta i nostri ragazzi, richiederà l'acquisizione di competenze trasversali: la capacità di risolvere problemi complessi, di pensare in modo critico, la creatività, la capacità di lavorare in gruppo e l'intelligenza emotiva (The Future of Jobs Report, World Economic Forum, 2016). Per questo si rende necessario intervenire nei programmi attuali, potenziando alcune aree tematiche, inserendone di nuove e rendendone altre opzionali, puntando ad un'apertura prolungata delle scuole, in collegamento col territorio, per un'offerta più integrata che comprenda interdisciplinarietà ed attività extra-curriculari.


3.1 Interventi sulle area tematiche


Rafforzamento delle materie STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica)

La tecnologia sta ricoprendo un ruolo sempre più importante nella nostra società e di conseguenza il mercato del lavoro richiede in numero crescente persone competenti nelle materie STEM. L'innovazione tecnologica in corso offrirà grandi opportunità per i giovani con preparazione adeguata. Obiettivo del programma è quello di incrementare le competenze dei nostri studenti, consentendo loro di raggiungere la media europea nei prossimi 5 anni e di superarla nei prossimi 10, e di eliminare il divario di genere che vede le ragazze meno stimolate e meno orientate verso queste materie a causa di un retaggio socio-culturale, colmabile con iniziative a loro dedicate. Questa area tematica può essere positivamente impattata da nuovi metodi didattici inclusivi come la didattica capovolta.

Coding, "la lingua più parlata al mondo" e robotica

Una scuola che insegna il coding fornisce allo studente uno strumento universale attraverso lo sviluppo di una mentalità logica, del pensiero divergente e la comprensione del funzionamento degli strumenti informatici che si utilizzano e utilizzeranno sempre di più.

Inglese

Occorre mirare ad un vero bilinguismo per consentirne un uso accademico e professionale.

Filosofia e pensiero laterale

La capacità di porsi domande e trovare le proprie risposte, insegna a pensare, a sviluppare capacità critiche, a superare stereotipi e pregiudizi ed a diventare quindi cittadini più consapevoli, autonomi e responsabili. I bambini, con il loro continuo interrogarsi sono naturalmente "filosofi" e proprio per questo la capacità di pensiero critico ed autonomo va insegnata ed incentivata fin dalle elementari.

Educazione Artistica e Musicale

Sia l'arte, visiva e drammatica, che la musica sono parte centrale del patrimonio culturale italiano e consentono di sviluppare competenze psicomotorie, linguistiche, creatività, capacità di ascolto, osservazione e riflessione ed abilità sociali, potenziando inoltre lo sviluppo cognitivo. La nostra scuola attualmente dedica poco tempo e spazio all'ambito creativo e non lo contempla nelle scuole secondarie di secondo grado, se non in quelle di indirizzo. Si tratta di un'area da potenziare: la creatività consente di sviluppare pensiero laterale e superare stereotipi ed è alla base dell'innovazione.

Imprenditorialità, Innovazione e Sostenibilità, dalle scuole medie

Dare ai ragazzi strumenti pratici per il mondo del lavoro (qualunque sia il lavoro che andranno a svolgere) e un atteggiamento responsabile rispetto agli impatti del loro agire.

Educazione alla Cittadinanza

La scuola dovrebbe fornire stimoli ed opportunità per conoscere e decodificare la contemporaneità, al fine di sviluppare competenze relative al rispetto di sé, dell'altro e delle regole, che stanno alla base della società civile, acquisendo consapevolezza delle dinamiche politiche, economiche e di attualità.

Sport

Le neuroscienze hanno dimostrato quanto sia fondamentale per l'apprendimento il movimento: le lezioni frontali dovrebbero essere ripetutamente inframezzate da attività che consentano moto e cambio di stimoli.

Volontariato

Il volontariato, anche in logica peer-to-peer e modulato sui singoli territori, dovrebbe diventare un requisito curricolare. Consentirebbe, infatti, lo sviluppo di importanti competenze, come il confronto con la diversità, l'ascolto, l'empatia e fornirebbe un grosso supporto nell'implementazione di alcune delle attività di cui sopra (sport, arti, coding, recupero, educazione alla cittadinanza, ecc.).


4. Didattica

"Le menti non sono vasi da riempire, ma fuochi da accendere" - Plutarco.


L'educazione nell'era digitale non deve porre al centro la tecnologia, ma i nuovi modelli di interazione didattica che la utilizzano. Siamo per una didattica che sia inclusiva, collaborativa, esperienziale, interdisciplinare, centrata sulle competenze ed anche "peer to peer."

La modalità didattica è la chiave di volta di tutto il processo innovativo, a partire dalla scuola materna. Gli insegnanti debbono diventare facilitatori di processo, con forti competenze relazionali e non solo cultori della materia. Il tema della formazione dei docenti è quindi uno degli aspetti centrali, a cui si dovrà accompagnare anche una rivalutazione del loro ruolo, con conseguenti adeguamenti retributivi e percorsi di formazione continua e nuovi meccanismi di valutazione e incentivo del merito.

Competenze che dovrebbero avere i Docenti del futuro:

  • Profonda conoscenza della materia, con la consapevolezza tuttavia che la quarta rivoluzione industriale richiederà competenze transfunzionali ed un maggior raccordo tra materie umanistiche e scientifiche.
  • Capacità di diventare facilitatori.
  • Capacità relazionali (ascolto attivo, empatia, lavoro in gruppo, comunicazione in privato e in pubblico, capacità di prendere decisioni e risolvere problemi).
  • Apertura verso l’esterno, capacità di apprendere e lavorare in un ecosistema aperto.
  • Analisi dei dati e capacità di relazionarsi con strumenti tecnologici che permettano di monitorare l’apprendimento rendendolo più efficace.
  • Disponibilità alla formazione permanente.

Ci proponiamo di incentivare anche altri interventi inerenti alla didattica ed in particolare:

  • La durata dei periodi di vacanza più breve
  • La valutazione a fine ciclo secondo criteri oggettivi, per eliminare la discrezionalità della singola scuola, con la definizione di una classifica dei migliori 10 mila studenti italiani ai quali affidare per il percorso universitario borsa di studio completa anche per vitto e alloggio (ovviamente se reddito inferiore a determinati limiti)
  • La contrazione della scuola secondaria di secondo grado in un percorso di 4 anni.

5. Università


L'università gioca un ruolo strategico nella formazione e nella ricerca, fondamentali per una ripresa economica, politica e sociale del nostro Paese. Queste, in sintesi, le nostre priorità:

  • Stimolare il collegamento con il territorio e la compresenza delle imprese.
  • Superamento della didattica esclusivamente frontale. Problem Based Learning e gruppi tutoriali.
  • Interdisciplinarità.

Una valorizzazione responsabile dell'eccellenza che non amplifichi le disuguaglianze sociali ma che diventi motore per la competitività del Paese a livello internazionale è uno dei punti fondamentali del nostro programma e deve riguardare tutti gli ambiti: istituzionale, scolastico e accademico, economico, giuridico e commerciale. Le politiche di merito sono fondamentali: indipendentemente dall'età, dallo status sociale, il sesso o le risorse economiche a disposizione, e sono volte a far sì che chiunque si impegni potrà contare su un ambiente che valuti adeguatamente il suo contributo.

Al contrario, oggi, l'assenza di merito ha un enorme impatto negativo sulla vita degli italiani, con divario e danni economici e sociali inaccettabili. Il divario fra "i più ricchi" e i "più poveri", il cosiddetto indice di disuguaglianza del reddito, è cresciuto costantemente negli ultimi 10 anni in Italia, secondo i dati Ocse e Istat. Anche all'interno della stessa classe di età tale disparità è in crescita, soprattutto nelle fasce dei più giovani.


Le Istituzioni e Servizi Pubblici


Un sistema basato sul merito definisce regole chiare che producano trasparenza e responsabilizzazione. La sua mancanza ha fatto sì che il nostro Paese, come descritto dall'Eurostat sia ormai un Paese in fuga dalle responsabilità.

Fuggono dalle responsabilità le Istituzioni, a seguito anche del decentramento e trasferimento di poteri creando un blocco del processo decisionale e attuativo. Leggi e procedure sono ormai complesse e contraddittorie e finiscono per generare timori per le conseguenze, anche giudiziarie, che una loro non corretta interpretazione e applicazione potrebbero creare. Si crea così un meccanismo per cui, per evitare le possibili conseguenze derivanti dall'assunzione di responsabilità nella gestione e garanzia di trasparenza, si preferisce non intraprendere azioni e rinviare le decisioni.

Sono pochi gli italiani (solo il 13%) che secondo i dati Eurostat 2018 aumentato la propria fiducia nei confronti delle istituzioni, mentre circa il 34%, invece, l'ha persa. Una media dell'80% degli italiani ritiene che non si siano fatte manovre adeguate in questi anni per superare la crisi. Questo risultato disastroso è prodotto da un sistema dove il merito non conta più e la leadership non sempre rispecchia le competenze e i curricula delle persone. Il merito deve essere al centro del mondo delle Istituzioni e dei Servizi Pubblici.

Riteniamo fondamentali i seguenti punti:

  • La leadership e il merito negli enti pubblici: le competenze e capacità necessarie a ricoprire determinati ruoli devono essere verificate periodicamente e confermate in base ai risultati e agli obiettivi raggiunti;
  • Per rafforzare un sistema basato su merito serve un impegno a produrre norme più chiare ed efficaci, procedure e valutazioni più snelle, interpretazioni non meramente burocratiche;
  • Proponiamo di creare una task force dedicata che migliori la qualità dei servizi e riduca gli sprechi nel settore pubblico utilizzando indicatori di performance e qualità e valutazioni che provengano direttamente dai cittadini e l'Introduzione di una authority per i servizi locali responsabile per la qualità e erogazione di quei servizi che la devolution ha di fatto "de-responsabilizzato"

Educazione e scuola


Un sistema che premi il merito ha la sua più importante ricaduta nella capacità di non disperdere e valorizzare i propri talenti. Questo è un processo che inizia dal percorso scolastico sia con riguardo agli studenti sia con riguardo ai docenti.

Purtroppo, tanti talenti italiani si trasferiscono all'estero, troppi negli ultimi anni. E il nostro sistema non è in grado di attrarre significativamente talenti da altri paesi (siamo nell'ultimo terzo della classifica del Word Economic Forum, su 140 paesi).

Ci troviamo inoltre ad essere il paese con uno dei più alti tassi di abbandono scolastici (abbiamo il 13,8% di tasso di dispersione scolastica, siamo al quinto posto in Europa), un italiano su tre soffre di analfabetismo funzionale, il tasso dei laureati è uno dei più bassi in Europa, solo 18 italiani su 100.

Un sistema basato sul merito garantisce equità, ovvero pari opportunità e premia impegno, preparazione e competenza. Crediamo in un sistema in grado di motivare e di permettere ad ogni individuo di esprimere al meglio le sue capacità, ottimizzandone alcune e potenziandone altre con percorsi personalizzati e in grado di fornire gli strumenti a tutti in modo inclusivo.

Cosa proponiamo per riportare al centro il merito nel mondo dell'Educazione:

  • Introduzione di indicatori standard nazionali per la misura della qualità dei programmi scolastici e per la valutazione degli insegnanti
  • Permettere ai migliori studenti di creare un proprio percorso universitario di eccellenza con la possibilità di premiare la qualità del servizio offerto generando un meccanismo virtuoso di concorrenza tra le università per avere i migliori docenti e i migliori programmi
  • Garantire pari accesso a percorsi di istruzione, formazione, sviluppo del talento sulla base di requisiti uguali per tutti e che da tutti dovranno essere rispettati secondo indicatori qualitative e quantitativi
  • Accompagnare i talenti, più vari e diversificati, verso uno o più obiettivi rilevanti per il bene comune e non solo per il ritorno del singolo individuo. (esempio: correlare il piano talenti anche al piano priorità del Paese), fino a creare migliaia di nuovi giovani leader eccellenti in grado di diventare modelli che ispirino fiducia.

Mondo Economico e delle Imprese


Nel mondo delle imprese private il merito è sicuramente più praticato. È però necessario creare un contesto complessivo coerente che tenga conto del fatto che il confine tra pubblico e privato è sempre meno netto.

Questo tipo di intervento passa da un forte cambiamento culturale che parte dalla scuola e passa per tutti gli ambiti della vita privata e pubblica dei cittadini. Così, anche nel mondo del lavoro e dell'impresa privata, servono nuove formule e nuovi atteggiamenti che mettano al centro il merito. Così come in altri Paesi, non esiste la "raccomandazione" ma, al contrario, si parla di "referenza": si segnala per un lavoro chi è competente, assumendosi una responsabilità, e, quindi, mettendosi in gioco in prima persona con la propria reputazione e carriera.

Ci impegneremo per generare sana competizione tra istituzioni, pubblico e privato, ma anche premiare la capacità di collaborare, fare rete, affrontare sfide rilevanti e comuni, l'apertura e la sperimentazione di modelli ibridi, rilevanti e convergenti di generazione di valore economico e sociale. Creare soggetti giuridici "leggeri" e sperimentali di convergenza, lavoro e rappresentanza su obiettivi condivisi per coinvolgere i territori marginali e le periferie sociali In sintesi, lavoreremo per fare in modo che attraverso il merito la nostra società diventi più giusta, più prospera, più felice.

Con merito e responsabilità al centro, potremo, con coraggio, creare un sistema che miri alla valorizzazione del bene comune con vantaggi per tutti. Attraverso il merito sapremo generare eccellenza ed intelligenza collettiva per la crescita del Paese.

L'Italia ha un patrimonio unico fatto di storia, cultura, cibo, vini, natura, paesaggio, design. Il marchio made in Italy è riconosciuto in tutto il mondo per il suo grande valore. L'Italia è la meta più sognata dai viaggiatori di tutto il mondo. Il turismo è la seconda industria del Paese e contribuisce con 180 miliardi di euro al Prodotto Interno Lordo (circa il 10%) dando lavoro a 2,5 milioni di persone.

Crediamo in un modello di turismo sano, distribuito, in grado di valorizzare le tipicità locali italiane mantenendone la tradizione in accordo con innovazione e nuove formule di ospitalità che permettano di competere nel mercato globale, che supera le divisioni amministrative e costruisce prodotti efficaci replicando "buone pratiche" di successo.

Investire nel turismo è la strategia più immediata e sicura per aumentare lo sviluppo economico e creare nuova occupazione raddoppiando il giro d'affari in 10 anni.

Il flusso turistico complessivo verso il nostro Paese, pur essendo in crescita, deve intercettare meglio i nuovi mercati dei Paesi Asiatici e della Cina, diventando così anche miglior biglietto da visita per internazionalizzare il Made in Italy. L'offerta turistica italiana deve essere protagonista nel mondo in coerenza con la percezione di eccellenza dei nostri prodotti ma anche a supporto dei beni industriali delle aziende italiane.

Serve una cultura dell'ospitalità di eccellenza aperta alle esigenze di un turismo internazionale:

  • Wi-Fi
  • Lingue
  • Infrastrutture
  • Offerta in alle diverse esigenze alimentari
  • Inclusione

Obiettivi primari di un piano per lo sviluppo del turismo in Italia devono essere dunque:

  • Incrementare fortemente la presenza di turisti stranieri nei mesi non estivi.
  • Differenziare e ampliare l'offerta, mirandola a diverse tipologie di turisti e valorizzando le vocazioni prevalenti di alcune aree.
  • Diffondere le "buone pratiche" nella gestione turistica delle aree italiane.
  • Attivare una regia nazionale più efficace, senza accentramenti burocratici, per acquisire più spazi nel campo della comunicazione: è importante parlare ai mercati di interi territori caratterizzati, e non di città o regioni.
  • Aprire maggiormente a risorse private per valorizzare il patrimonio d'arte, inclusa la parte che oggi giace nei magazzini o non è visitabile.
  • Supportare l'imprenditorialità nel settore semplificando la burocrazia, agevolando la digitalizzazione, con finanziamenti e defiscalizzazioni mirate.
  • Semplificare il sistema di leggi e norme che frenano l'iniziativa privata.
  • Valorizzare la sostenibilità come elemento di qualificazione del "nuovo" turismo in Italia, anche nei trasporti e coinvolgendo il mondo agricolo.

1. Un Ministero più digitale dotato di risorse finanziarie adeguate


Per raddoppiare il contributo nei prossimi 10 anni, al PIL in Italia serve un Ministero che unisca il Turismo e l'Agenda Digitale. Un'istituzione autorevole che possa indirizzare sull'industria turistica i fondi dell'innovazione e della ricerca ora destinati solo ai settori manifatturieri. Una governance efficace ed innovativa che sappia interpretare il cambiamento e correre alla stessa velocità della trasformazione digitale, non solo nella promozione ma soprattutto nella distribuzione, per rendere più competitiva l'industria turistica italiana. Il cambiamento dei comportamenti del turista sempre più connesso, l'interazione sempre più mobile, il ritardo nella digitalizzazione della filiera sono i principali motivi per cui riteniamo necessario concentrare il massimo degli investimenti per l'innovazione, unendo Agenda Digitale e Turismo in un unico Ministero dotato di risorse finanziarie adeguate. Un Ministero economico che superi l'esperienza della coabitazione con i Beni Culturali, che sono un patrimonio da valorizzare meglio, pur nel rispetto e nella tutela, ma che costituiscono solo una delle componenti attrattive dell'offerta turistica al pari del turismo balneare e montano, dell'enogastronomia, dello shopping, dello sport attivo e di tanti altri prodotti turistici esperienziali.


2. Occupazione e formazione:


  • Sviluppare vere e proprie Smart Destination: aree a modulazione stagionale di abitanti superando l'approccio della Smart City, pensata solo per i suoi abitanti.
  • Digitalizzare l'intera offerta turistica con un registro dinamico che consenta l'aggregazione di prodotti, per favorire l'accesso diretto al mercato online, e blockchain come strumento per innescare la disintermediazione e aumentare, di conseguenza, gli introiti per i professionisti e le strutture, con un sistema tracciato e in chiaro
  • Sviluppo di un' Identità digitale con QR Code, evoluzione del concetto di Card del turista nazionale, per accesso univoco a tutti i servizi di trasporto, check-in alberghiero e ingresso a musei ed eventi. Questo tipo di servizio permette inoltre un'occasione unica di profilazione e gestione dei flussi anche per evitare un eccesso di presenze concentrato solo su alcuni poli.

4. Semplificazione e disintermediazione trasparente


  • È urgente semplificare la burocrazia per favorire la crescita di nuova impresa e l'aggregazione delle esistenti in reti che possano stare sul mercato con dimensioni più adeguate.
  • La grande opportunità della Blockchain è un elemento di rivoluzione che potrebbe essere ideale per lo sviluppo di un mercato in cui tutti i singoli soggetti possano partecipare vedendo rappresentata trasparentemente la propria componente d'offerta e riconosciuta la quota spettante.
  • Serve un soggetto dotato delle migliori competenze e adeguatamente finanziato che sappia armonizzare i dati e fare analisi scientifiche, generando informazioni attualizzate sui flussi e le permanenze, e attraverso l'intelligenza artificiale sappia restituire alle DMO e al settore, informazioni attualizzate utili per migliorare i servizi ed essere più competitivi.
  • Ticket di Soggiorno: trasformare una criticità come la tassa di soggiorno in un'opportunità di marketing, interazione diretta e profilazione del turista, a fronte di un pagamento al momento dell'arrivo riconoscere status cittadino temporaneo dando sconti sui servizi e coupon
  • Gara pubblica per attribuzione servizio di Tax Refund destinando le risorse ottenibili a Enit, fissando una soglia minima di rimborso per legge, per calmierare esagerazioni in essere (fee del 30%) e attrarre turismo spender sensibile al vantaggio del maggior rimborso rispetto a Paesi competitor
  • Digitalizzazione e semplificazione rilascio visti, sviluppando soluzioni incentivanti di rapida emissione e breve durata per turisti high spender

5. Destagionalizzazione, segmentazione della clientela, prodotto


Il flusso turistico deve essere segmentano per cogliere le opportunità derivanti dalle specifiche esigenze di ogni target. Si deve investire sulla creazione di prodotti specifici e mirati ai differenti target, con indicazioni di obiettivi e budget e la strutturazione di una Destination Management Organization nazionale libera di operare sul mercato.

Ci sono in particolare alcuni filoni da ottimizzare o da creare da zero, per destagionalizzare, rendere più inclusiva l'offerta e per creare nuova domanda.

  • Seniores come opportunità per destagionalizzare e favorire sviluppo turismo di lunga permanenza nel sud e borghi ridistribuendo ricchezza e sostenendo occupazione
  • Food tourism per lo sviluppo nel rispetto del territorio protagonista, e coerenza tra la qualità dei prodotti di eccellenza e la qualità dei servizi
  • Vista la sua straordinaria ricchezza, l'Italia dovrebbe posizionarsi nella fascia più presenze e più guadagni, ovvero alzare la qualità del suo turismo attirando viaggiatori ad alta capacità economica.
  • Matera 2019, la capitale europea della Cultura è una grande opportunità di rilancio nazionale e va considerato come evento per valorizzare tutto il Sud.
  • Gli italiani nel mondo con le seconde e terze generazioni sono interessati ai luoghi di origine e quindi per loro natura sono target ideale per decongestionare i poli principali.
  • Occorre anche un investimento strutturale sia nelle aree pubbliche che negli esercizi privati per adeguarsi alle esigenze delle persone a ridotta capacità motoria e all'accessibilità per i disabili
  • Particolare attenzione va attribuita infine al turismo dei matrimoni e delle unioni civili, anche LGBT, un mercato che attrae clienti ad alta capacità di spesa e che può favorire lo sviluppo di borghi minori.

L'Italia è uno dei paesi più belli del mondo con un patrimonio naturalistico ed ambientale che deve essere tutelato e valorizzato. Negli ultimi decenni purtroppo ciò non è avvenuto ed oggi ne paghiamo le conseguenze. Le aree urbane sono estremamente inquinate e congestionate dal traffico (l'Italia è in testa alle classifiche delle città europee più inquinate in termini di superamento dei limiti di inquinamento atmosferico ad es. da polveri sottili) e ciò comporta notevoli impatti ambientali ma anche economici e sociali. Alcune sostanze inquinanti contribuiscono ai cambiamenti climatici globali con aumento della temperatura del pianeta e tropicalizzazione del clima; l'eccessiva antropizzazione e cementificazione del territorio acuiscono tali eventi.

10VolteMeglio vuole rompere questo circolo vizioso per tutelare il patrimonio naturalistico e ambientale dell'Italia e la salute ed il benessere dei cittadini. Vogliamo guardare al futuro con ambizione e con un'idea chiara: che l'Italia possa essere un riferimento a livello internazionale di sviluppo sostenibile che sappia coniugare la crescita economica ed il benessere con la tutela dell'ambiente in cui viviamo (attualmente siamo al penultimo posto in Europa per le politiche ambientali ed energetiche). In questo modo lasceremo ai nostri figli ed ai figli dei nostri figli un mondo migliore di come noi lo abbiamo trovato. In completa sintonia con il programma di valorizzazione della natura e dell'ambiente 10VolteMeglio è a favore della protezione degli animali ed è contro ogni forma di maltrattamento. Crediamo che gli animali siano esseri senzienti e che per questo debbano essere rispettati e tutelati da violenze e sfruttamento.


Le principali sfide che il nostro paese deve affrontare


  • Inquinamento atmosferico (in particolare nelle aree urbane)
  • Inquinamento del suolo e del sottosuolo
  • Cambiamenti climatici globali e conseguenti fenomeni climatici estremi
  • Tutela del territorio
  • Prevenzione e gestione dei rifiuti (in particolare in alcune aree geografiche e centri urbani del paese).

Il programma


10VolteMeglio vuole promuovere politiche efficaci ed azioni concrete per affrontare le sfide future e trasformare i problemi in opportunità. Ciò può essere fatto puntando sull'innovazione tecnologica e sullo sviluppo delle competenze a livello paese in modo da creare posti di lavoro e contribuire al rilancio dell'economia. Le politiche che intendiamo promuovere riguardano in particolare i seguenti ambiti tra loro fortemente interconnessi.


1. Sistema energetico e mobilità


  • Fornitura energia - Accelerare la conversione già in atto dalla produzione di energia fossile a quella rinnovabile: idrico, fotovoltaico, eolico a terra e offshore, biomasse. Ove necessario, stabilire sistemi di incentivazione armonizzati tra le diverse tecnologie in grado di portare all'affermazione di una filiera ed al tempo stesso attrarre nuovi capitali per poter finanziare installazione di nuovi impianti di produzione. Il solare come l'eolico hanno raggiunto "grid parity", il supporto al loro sviluppo sarà limitato, ma un'accelerazione dei processi di autorizzazione può essere chiave di ulteriore sviluppo. Favorire una maggiore adozione di energie rinnovabili con un sistema di Certificati che internalizzi tutti i costi di emissione di CO2. Utilizzare il gas come risorsa di approvvigionamento residuale e di bilanciamento del sistema, il fossile meno inquinante a completamento della produzione rinnovabile.
  • Utilizzo energia - Promuovere su qualsiasi fronte l'efficienza energetica essendo il modo meno costoso per ridurre l'inquinamento atmosferico da CO2. Per quanto riguarda le case, spingere su efficientamento energetico sia per quelle di nuova costruzione, ma anche per gli edifici già esistenti. Sviluppare un efficiente ecosistema energetico nelle case adottando le più recenti tecnologie legate al mondo digitale e al concetto di "Smart home". Per quanto riguarda il trasporto, incentivare la conversione ai veicoli elettrici anche attraverso lo sviluppo di adeguate infrastrutture, riducendo così l'inquinamento atmosferico e trasferire quanto più possibile il trasporto merci da gomma a ferro. Favorire inoltre lo sviluppo di sistemi di trasporto collettivo e soluzioni di mobilità integrata efficienti e orientati alle esigenze degli utenti. Sviluppare il tema delle "Autostrade del mare", per utilizzare al meglio le migliaia di km di coste dell'Italia e la sua centralità nel Mediterraneo, investendo nello sviluppo di infrastrutture adeguate che genererebbero significativi ritorni in termini occupazionali e positive ricadute sul sistema dei trasporti.
  • Bilanciamento sistema - Sviluppare tecnologie / acquistare tecnologie per rendere il sistema energetico il più bilanciato possibile tramite sia sistemi di stoccaggio energetico (batterie, biogas) come di bilanciamento del sistema attraverso il controllo della domanda. Sviluppare una rete di trasmissione energetica digitale e che possa soddisfare le esigenze di un sistema in profonda trasformazione.

Obiettivi quantitativi

  • Utilizzo di energia da fonti rinnovabili dal 18% attuale al 50% entro il 2030
  • Innalzamento dell'incidenza di auto elettriche e ibride su parco auto circolante dal 1% attuale al 20% entro il 2030
  • Creazione di 220.000 posti di lavoro nei prossimi 5 anni.

2. Economia circolare


  • Promuovere un modello di economia basato su processi produttivi a ridotta impronta ecologica e ad elevata efficienza in cui i prodotti di scarto sono ridotti al minimo o eliminati ed in cui le materie vengono costantemente riutilizzate.
  • Incentivare il passaggio a sistemi economici che consentano un uso più efficiente delle risorse in un'ottica di ciclo di vita rigenerativo, attraverso cicli produttivi interconnessi e capaci di generare un valore aggiunto ad oggi trascurato.
  • Promuovere tecnologie e modelli di business che favoriscano la transizione ad un'economia circolare e che consentano al tempo stesso un aumento della competitività e la creazione di nuovi posti di lavoro. Ciò stimolerà gli investimenti e porterà benefici, tanto nel breve quanto nel medio-lungo termine, per l'economia, l'ambiente e i cittadini.
  • Gestire in maniera attenta i rifiuti residuali al fine di eliminare i problemi che alcune aree geografiche e centri urbani del paese si sono trovati a dover fronteggiare in situazioni di ripetuta emergenza. Limitare il recupero di energia ai materiali non riciclabili e eliminare gradualmente le discariche, in particolare di rifiuti riciclabili o recuperabili. Favorire lo sviluppo di impianti di trattamento della materia ed incentivare la creazione delle filiere del riciclo e del recupero della materia. Migliorare l'efficienza della raccolta differenziata per aumentare i tassi di riciclaggio nelle regioni in ritardo.
  • Rinforzare gli organi istituzionali adibiti alla gestione integrata dei rifiuti definendo un piano Nazionale Integrato. Rivedere le tempistiche e le modalità di risposta degli organi preposti alle autorizzazioni, accorciando le tempistiche amministrative e assicurando i tempi di risposta nell'ottica di favorire la transizione verso una economia circolare e lo sviluppo di pratiche virtuose.

Obiettivi quantitativi:

  • Riduzione della produzione di rifiuti pro capite e della produzione di rifiuti in termini assoluti del 30% entro il 2030 rispetto ai valori attuali
  • Aumento dei volumi della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani dal 50% attuale al 90% entro il 2030 (con dimezzamento del gap tra le regioni più virtuose e quelle in ritardo)
  • Riduzione dei rifiuti smaltiti in discarica dal 26% attuale a meno del 10% entro il 2030
  • Creazione di 60.000 posti di lavoro nei prossimi 5 anni

3. Tutela ambientale e del territorio


  • Prevenire l'ulteriore degrado del territorio e la conservazione delle sue funzioni attraverso politiche territoriali stringenti che limitino l'ulteriore antropizzazione ed il dissesto idrogeologico. Ripristinare le aree degradate attraverso opportuni investimenti che consentiranno di prevenire eventi naturali che comportano gravi perdite economiche, oltre che umane, e danni sociali.
  • Favorire la tutela e lo sviluppo della biodiversità con politiche ed azioni che consentano di preservare gli ecosistemi terrestri e invertire la pressione antropica, incentivando lo sviluppo di aree verdi che hanno effetti positivi per l'ambiente e per la salute dei cittadini.
  • Riammodernare i sistemi e le infrastrutture per la gestione della risorsa idrica del paese che ad oggi rappresenta uno dei maggiori sprechi di risorse abbondantemente disponibili ma sulle quali non possiamo contare nei periodi di necessità, come evidente dalla siccità che ha colpito il nostro paese nell'anno in corso.
  • Rivedere drasticamente modalità e sistemi di gestione dei corpi idrici progettando programmi di misure, adeguatamente finanziati, che affrontino tutte le principali fonti di inquinamento, in particolare quelle dettate da agricoltura, industria e acque reflue urbane.

Obiettivi quantitativi:

  • Riduzione delle perdite di acqua nella rete idrica dal 35% attuale a meno del 10% entro il 2030 (con soglia minima del 30% per le reti idriche più dissestate che attualmente hanno perdite superiori al 70%)
  • Azzeramento del tasso di consumo del suolo entro il 2030 rispetto agli attuali 10 mila ettari all'anno
  • Incremento delle aree verdi urbane del 30% entro il 2030 rispetto ai valori attuali di 31 m2 pro capite (con soglia minima di 15 m2 per le aree urbane meno verdi)
  • Creazione di 30.000 posti di lavoro nei prossimi 5 anni

4. Agricoltura


  • Promuovere lo sviluppo e l' innovazione mediante:
    • Impulso alla ricerca italiana e valorizzazione delle produzioni e tipicità italiane
    • Agricoltura digitale per migliorare i processi produttivi e costi operativi, valorizzare il prodotto con informazioni di filiera (qualità, tipicità, territorio), garantire la tracciabilità
    • Accesso al credito e sviluppo di strumenti finanziari specializzati e forme assicurative per i rischi atmosferici e di mercato
    • Programmi di supporto alle iniziative start up innovative nel settore
  • " Migliorare l'integrazione di filiera al fine di:
    • Rendere l'agricoltura più protagonista negli equilibri di filiera. L'innovazione digitale e organizzativa consentono una maggior proiezione verso i mercati, sia per le produzioni alimentari sia per una valorizzazione del territorio presso le comunità di consumo e utilizzo del beni/servizi
    • Favorire aggregazioni di soggetti lungo la filiera completa (produzione, trasformazione e distribuzione) che valorizzino le tipicità e garantiscano equilibrio e redditività lungo l'intera filiera agroalimentare. Gestione della frammentazione
    • Favorire lo sviluppo agricolo delle filiere innovative (es. nutraceutica, farmaceutica, cosmestica)
  • Sostenere lo sviluppo dell'Estero (Europa e mondo), soprattutto attraverso:
    • Un presidio attento dell'italianità e degli interessi delle nostre produzioni nelle politiche comunitarie, incentivando e valorizzando le politiche di interscambio internazionale
    • La tutela e lo sviluppo dell'offerta dei prodotti italiani (marketing, tutela, diffusione), sviluppando iniziative logistico/commerciali di supporto alla conoscenza e alla distribuzione dei prodotti italiani all'estero
    • La promozione di forme aggregative e/o reti d'impresa per l'internazionalizzazione
    • La lotta alla contraffazione e la tutela legale del Made in Italy agroalimentare
  • Semplificare e digitalizzare le istituzioni:
    • Attuazione di politiche nazionali e locali coerenti tra territorio, ambiente e impresa
    • Semplificazione degli adempimenti burocratici ed istituzionali e riorganizzazione degli enti istituzionali dedicati, con particolare riferimento agli enti pagatori e alla gestione dei programmi comunitari
    • Evoluzione verso una amministrazione digitale che elimini le intermediazioni parassitarie

Il Sud Italia è l’area con il più alto potenziale di crescita, e il futuro del Paese passa attraverso la nostra capacità di cogliere questa opportunità. Per rendere anche il Sud dieci volte meglio proponiamo tre linee di intervento:

  1. La prima è creare le condizioni per cui il tessuto imprenditoriale del Mezzogiorno possa crescere in modo sostenibile, contribuire alla crescita del Paese e creare nuovi posti di lavoro stabili.
  2. Il secondo punto è creare infrastrutture e servizi di qualità, per restituire a cittadini e imprese un territorio pieno di occasioni di crescita che contribuiscano a riaccendere la speranza.
  3. Il terzo punto è creare gli strumenti che consentano di rendere la gestione della pubblica amministrazione, della giustizia e della sicurezza, più snella e trasparente e più vicina alle persone e all’economia, in un ambito di crescente legalità.

Sono oltre 100 i progetti che abbiamo già identificato in questi ambiti: formazione, istruzione, turismo, sanità, risorse naturali, salvaguardia del territorio, digitalizzazione dei servizi. E tutto ciò senza aggiungere capitoli di spesa, ma utilizzando in modo efficiente le risorse già stanziate: ben 93 miliardi di euro di fondi europei e italiani per il Mezzogiorno fino al 2020.

Il mondo è digitale, interconnesso, veloce, le città sono sempre più “smart”, ma l’Italia è ancora ferma ai timbri e alla carta bollata, a differenza di altri paesi del nord Europa e di zone in via di sviluppo che hanno abbracciato le innovazioni con coraggio. La digitalizzazione promessa (e imposta per legge sette anni fa) quasi non esiste, creando disagi ai cittadini e moltiplicando tempi e costi per le imprese, che cedono ai concorrenti anche questo vantaggio competitivo. Il divario digitale rispetto alla UE è enorme: siamo ultimi, con Bulgaria e Romania.

Vogliamo che la digitalizzazione diventi un tema trasversale per tutto il Paese, favorendo con azioni e strumenti mirati l’efficienza prima di tutto della pubblica amministrazione, e poi dei cittadini e delle aziende.

Vogliamo finalmente sostituire le raccomandate e i raccoglitori cartacei con le e-mail, le comunicazioni elettroniche e gli archivi digitali. Investiremo in una banda larga che supporti il processo di innovazione. Beneficeremo di sensibili risparmi, intercetteremo i fondi europei che oggi vanno dispersi, daremo nuova spinta agli incubatori tecnologici nel territorio e importanti vantaggi alle imprese per l’e-business, che nel nostro Paese è ancora lontano dalla competitività dei nostri concorrenti.

LA SALUTE COME DIRITTO


Il diritto alla salute di ogni cittadino è sancito nella Costituzione Italiana del 1948 all'articolo 32 "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge". La Costituzione Italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948 e' stata all'avanguardia ed ha addirittura preceduto la Costituzione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, agenzia speciale dell'ONU per la salute, entrata in vigore il 7 aprile 1948.

Per garantire la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) serve innanzitutto "l'esplicita volontà di rimettere al centro dell'agenda politica la sanità pubblica e, più in generale, il sistema di welfare, sintonizzando programmazione finanziaria e sanitaria sull'obiettivo prioritario di salvaguardare la più grande conquista sociale dei cittadini italiani: un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico da garantire alle future generazioni" . Solo se lo Stato metterà al centro della politica il benessere dei cittadini, i piani di prevenzione sanitaria, l'accesso alle cure sarà garantito a tutti i cittadini e in modo uguale e uniforme sul territorio nazionale.


LA SALUTE COME INVESTIMENTO PRODUTTIVO PER IL FUTURO


Per noi, oltre che essere un diritto fondamentale inalienabile di ogni cittadino, la salute deve essere vista non come costo da tagliare nel bilancio dello stato, ma come investimento che genera ritorni socioe-economici immensi per il futuro del paese, e come sistema che crea occupazione e tecnologia innovative. Investire nella salute e nell'istruzione non solo incideranno nella vita degli adolescenti e dei giovani, ma produrranno anche significati ritorni economici e di relazioni sociali. Gli investimenti nella salute degli adolescenti, ad esempio, portano triplici benefici: per gli adolescenti, per la loro futura vita adulta e per la prossima generazione. La loro salute e il loro benessere sono motori di cambiamento per creare società più sane e più sostenibili.


LA SALUTE AL CENTRO DELL'AGENDA POLITICA ITALIANA E ESTERA


Il nostro principio cardine è porre la salute al centro della politica italiana e estera. È necessario difendere strenuamente il SSN Italiano che rappresenta tuttora un modello di eccellenza e di qualita' da seguire per molti Paesi. Il diritto alla salute rimane infatti inaccessibile e non tutelato per moltissimi paesi al mondo e l'Italia è chiamata a giocare un ruolo di leader a livello mondiale nella promozione di un sistema sanitario che garantisca l'accesso universale ai servizi sanitari a tutta la popolazione indipendentemente dallo status economico e sociale, dal genere, dalla religione, dalla provenienza. Posizionare l'Italia come leader globale nel campo della promozione e della tutela della salute può divenire uno strumento di politica internazionale attraverso il quale diffondere know-how, tecnologia e professionisti della salute. L'Italia vanta primati ed eccellenze in numerosi settori della salute pubblica ed è proprio su queste eccellenze che bisogna puntare.

Il programma per un futuro di eccellenza per il nostro SSN si articola in 10 punti fondamentali:

  • 1. L'EVIDENZA SCIENTIFICA COME GUIDA E LA PARTECIPAZIONE DELLA POPOLAZIONE ALLE FORMULAZIONI DELLE POLITICHE: Il ruolo chiave del sistema politico-salute di un paese è quello di fare in modo che le politiche, e quindi i comportamenti della popolazione in tema salute, siano guidati dall'evidenza scientifica. È nostro compito fare in modo che ciò avvenga, e troppi sono i casi, anche recenti, in cui ciò non è avvenuto. Il caso stamina di alcuni anni fa, e il dibattito odierno sul tema dei vaccini ne sono la prova. La mancanza di informazioni chiare, l'apertura di dibattito politico su temi scientifici, il cavalcare la paura dei soggetti più deboli, il politicizzare la salute dei bambini e la preoccupazione delle famiglie, sono solo alcuni degli errori commessi nella gestione della salute pubblica del nostro paese. Noi vogliamo restaurare un sistema di salute pubblica che dia nuovamente al concetto di evidenza scientifica il ruolo di guida nella definizione, sviluppo ed implementazione delle politiche sanitarie, associato ad una chiara comunicazione con i cittadini tale da rendere le informazioni accessibili ed efficaci. D'altro canto vogliamo anche assicurare che la popolazione partecipi attivamente alla definizione delle politiche, dia un feedback sulla soddisfazione del SSN, che sia utilizzato per valutare, modificare e migliorare le strategie ed i servizi sanitari offerti. Azioni concrete: traduzione sistematica delle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanita, delle agenzie regolatorie; attivazione di meccanismi per identificare le priorita' locali, regionali e nazionali attraverso il coinvolgimento diretto degli operatori sanitari, e della popolazione con tecniche validate come focus group, e partecipative; produzione di articoli e giornali che promuovano la sanita' italiana nel mondo, sia come sistema che come innovazione tecnologica e di personale; Identificazione di centri di eccellenza che partecipino alle negoziazioni globali, insieme ai rappresentanti dei ministeri esteri e salute e creino un gruppo di giovani professionisti italiani esperti della salute mondiale.
  • EQUITÀ: Nonostante l'eccellenza del sistema sanitario Italiano molti rimangono i limiti in termini di omogeneità nella qualità dei servizi. L'attuale impostazione del sistema sanitario comporta infatti una forte discrepanza a livello di spesa e di qualità dell'offerta in seno alle varie strutture e, soprattutto, tra le varie Regioni. Si è creata una sanità pubblica a due velocità, con un Nord che salva la qualità della propria offerta e un Sud in difficoltà. La difficoltà nel garantire omogeneità nei livelli di assistenza e sostenibilità economica, rischia di pregiudicare seriamente quell'universalità delle cure che ha fino ad oggi ha caratterizzato il nostro SSN. Oggi l'accesso ai servizi sanitari ed alle cure evidenzia una crescente disparità nelle opportunità di diagnosi, cura, prevenzione e riabilitazione nei 21 sistemi sanitari regionali. Alcuni indicatori strutturali di esito dimostrano che la quota di malati cronici in buona salute è inferiore nelle Regioni meridionali, rispetto a quella delle Regioni del Centro-Nord. Ad essere sempre più a rischio in questo sistema cominciano ad essere soggetti più vulnerabili quali donne, bambini ed anziani. Azioni concrete: cospicuo investimento in formazione, tecnologia e strutture al Sud o, nella filosofia di 10 volte meglio, potenziare le strutture efficienti del Nord che dovranno prendersi carico anche del Sud (rivedendo i sistemi economici di compensazione dei costi interregionali) investendo al Sud in formazione ed educazione della popolazione.
  • PREVENIRE E' CURARE: SALUTE DELLA FAMIGLIA, DELLE DONNE DEI BAMBINI E DEGLI ADOLESCENTI, CONTRASTO ALLA VIOLENZA DI GENERE: Fra i primati di cui l'Italia gode vi è quello di essere fra i Paesi con i più bassi tassi di mortalità materna ed infantile. Questo è un traguardo che il nostro paese ha raggiunto attraverso politiche di prevenzione, accesso universale ai servizi essenziali, ai servizi di assistenza, interventi di informazione ed educazione specificatamente centrati sui bisogni delle donne e dei bambini e l'accesso a tecnologie avanzate. La salute della madre e del bambino è indice della salute di una popolazione e delle sue condizioni socioeconomiche e culturali. La donna è stata storicamente in Italia l'elemento determinante nella salute della famiglia coltivando e tramandando tra l'altro quei sani stili di vita che possono essere riassunti nel concetto di dieta (= stile di vita) mediterranea: un insieme di sana alimentazione, adeguata attività fisica e convivialità che hanno protetto la popolazione italiana dalle cosiddette "malattie dell'occidente". La diffusione di modelli culturali estranei alla nostra tradizione e l'enorme difficoltà per le donne a conciliare famiglia e lavoro ci hanno però negli ultimi decenni fatto dimenticare quelle sane pratiche "salutogenetiche" così unicamente italiane contribuendo anche in Italia alla diffusione di quelle malattie cronico-degenerative che oggi affliggono ampi strati della popolazione. Un altro terribile "virus" ha gravemente colpito quell'elemento fondamentale per la salute della famiglia e della società che è la donna: la violenza dentro e fuori le mura domestiche. Misure adeguate per l'adattamento dei sistemi sanitari alla prevenzione e trattamento di casi di violenza contro le donne sono fra le priorità del nostro programma. Oltre cento donne in Italia, ogni anno, vengono uccise e quasi sempre si tratta di violenza maturata fra le mura domestiche. Sono quasi 7 milioni, secondo i dati Istat, le donne che nel corso della propria vita hanno subito una forma di abuso. E il sistema sociale e sanitario Italiano non è sempre pronto ad una risposta adeguata nella prevenzione e trattamento di questi casi. La risposta del sistema sanitario alla violenza di genere è un intervento molto complesso che include diverse componenti atte a tutelare la salute fisica e mentale della donna e favorire un suo reintegro nel contesto familiare, lavorativo e sociale.

    Azioni concrete: potenziamento dei consultori famigliari con servizi specificatamente dedicati, riduzione dei tagli cesarei e promozione del parto normale con accesso garantito all'analgesia durante il parto; coordinamento ed integrazione con il SSN delle varie Associazioni e club operanti con le strutture specifiche del territorio tipo Sportello Donna, collaborazione con le associazioni esistenti per sensibilizzare la cittadinanza e per creare una rete di supporto alle donne oggetto di violenza ed ai loro famigliari (es. Comitati Pari Opportunità degli Enti locali, Stati Generali delle Donne, club Soroptimist, Lyon Club, Fondazione Bellisario ecc.)

    Fra le priorità relative alla salute della donna noi poniamo anche la prevenzione, trattamento e informazione sul tema del cancro. Ogni giorno in Italia si scoprono circa 1.000 nuovi casi di cancro di cui circa 176.200 (48%) fra le donne. L'Italia ha un sistema di prevenzione e screening molto avanzato, ma è solo attraverso un costante finanziamento e supporto a questi interventi che tali standard possono essere mantenuti. Azioni concrete: Potenziare lo screening della mammella, del collo dell'utero e dell'intestino nelle varie Regioni e rivedere, con EBM, se è il caso di ampliare la fascia di età che viene oggi inclusa.

    La mortalità infantile in Italia è fra le più basse al mondo, ma sono altri numeri quelli che oggi ci preoccupano. Oggi l'Italia mostra infatti una preoccupante diminuzione della copertura vaccinale. Nel 2017, l'Italia è risultata seconda in Europa, dopo la Romania, per il più alto numero di casi di morbillo, il tutto accompagnato ad una crescente politicizzazione del dibattito sui vaccini. Azione concreta: Forte lotta alla "vaccine-esitancy" attraverso campagne di informazione, educazione in relazione alla salute dei bambini.
  • INVECCHIAMENTO ATTIVO: Gli europei sono tra i cittadini che vivono più a lungo, battuti solo dal Giappone. E in Europa l'Italia si piazza nel gruppo di testa, con Svezia, Francia, Finlandia e Olanda, per l'aspettativa di vita dei suoi abitanti. Ma se da un lato si allunga la vita dall'altro lato si è destinati, soprattutto negli ultimi anni, a vivere con malattie croniche, causate in gran parte dai cattivi stili di vita. Noi vogliamo disegnare un nuovo modello di assistenza socio-sanitaria per le persone over 65 anni, promuovendo azioni positive che affianchino l'aumento della durata della vita alla qualità della vita stessa promuovendo l'invecchiamento attivo, la capacità funzionale individuale ed adottando nuove politiche a sostegno delle persone con cronicità importanti, disabilità. Allungata la durata dell'esistenza, la prossima vera sfida consiste nel condurre vite più sane, in modo che il tempo guadagnato non sia speso tutto tra cure e medicine. L'aumento della vita media, delle cronicità e delle non autosufficienze impone una diversa organizzazione dell'assistenza territoriale ad iniziare dal ruolo del medico di medicina generale sino ai nuovi assetti organizzativi che interessano la lungodegenza, la riabilitazione, l'assistenza domiciliare, la specialistica ambulatoriale, la long term care, ecc. Azioni concrete: Incentivi per l'adozione di stili di vita sani in cui l'alimentazione e l'esercizio fisico giocano un ruolo determinante con la istituzione di specifici percorsi motori sia indoor che outdoor a basso costo ed accessibili a tutti, ivi compresi i soggetti disabili; campagne di informazione sulla corretta alimentazione adeguata all'età, al genere e alle condizioni di salute dei soggetti; potenziamento degli screening di tutte le malattie croniche, ad esempio la retinopatia diabetica; inserimento di nuove tecnologie per l'aiuto domestico ed assistenziale delle persone anziane parzialmente o totalmente disabili; istituzione di un numero adeguato di strutture residenziali per anziani con specifici percorsi di integrazione anziani-giovani. Potenziamento della medicina geriatrica, di un approccio integrato alle pluripatologie nell'anziano. Creazione di nuovi curricula e percorsi educativi per caregivers indirizzati a operatori sanitari, cittadini e migranti. Convertire l'informale delle badanti nel formale attraverso la formazione, ridurre nel medio termine il turnover e creare un nuovo percorso professionale, rendendo il caregiving una scelta di carriera. Questo favorirebbe la creazione di nuovi posti di lavoro e un'opportunità di reale integrazione per i migranti.
  • LA SALUTE MENTALE E LA DISABILITA' FISICA: Nei prossimi due decenni la salute mentale avrà un impatto sociale ed economico di gran lunga superiore a quello combinato di cancro, diabete e malattie del sistema respiratorio. Questo è dovuto all'alta prevalenza di malattie mentali - con una persona su quattro affetta da almeno una patologia mentale nel corso della vita. La scarsa conoscenza e comprensione di queste patologie, associate ad alti livelli di discriminazione, rendono necessaria una strategia adeguata a livello nazionale che guardi soprattutto alle generazioni future. Molte patologie emergono infatti a partire dall'adolescenza, producendo effetti negativi sulla persona e la sua integrazione nel tessuto sociale, culturale e lavorativo. Temi importanti da trattare includono:
    • Impatto delle nuove tecnologie di comunicazione sulla salute mentale dell'individuo (i.e. isolamento, bullismo, ludopatie, ecc.)
    • Automatizzazione del lavoro rischia di estromettere dal mondo del lavoro tante persone. La riconversione verso nuovi curricula e la potenziale uscita temporanea o semi-permanente dal mondo del lavoro potrebbero creare un impatto notevole sulla salute mentale degli individui.
    • Legame tra salute mentale e sicurezza - i.e- suicidi, aumentato rischio di azioni violente, terrorismo

    Azioni concrete:

    campagne di sensibilizzazione sociale mirate a combattere la stigmatizzazione, coinvolgimento dei giovani in programmi di prevenzione e integrazione, riforma dei protocolli di screening e intervento a livello di cure primarie (medici di base), uso della tecnologia per favorire l'aderenza alle cure e eliminare potenziale reticenza ad intraprendere trattamenti. Nel 2006 l'Assemblea Onu ha approvato la Convenzione per i diritti delle persone con disabilità che si ispira al principio di parità di trattamento nel rispetto delle diversità di ciascun individuo e si basa sul rifiuto di qualsiasi discriminazione. In Italia nella cura delle persone con disabilità anche da parte del personale medico e sanitario spesso si incontrano numerose difficoltà organizzative e gestionali, e pregiudizi. Quasi due strutture sanitarie su tre non hanno infatti un percorso prioritario per i pazienti con disabilità che devono fruire di prestazioni ospedaliere e oltre il 78% degli ospedali non prevede spazi adatti di assistenza per le persone con disabilità intellettiva, motoria e sensoriale. L'attesa al pronto soccorso, un esame invasivo per diagnosticare una malattia, la degenza in reparto, situazioni che rappresentano disagi per qualsiasi paziente, si trasformano in un vero e proprio ostacolo per chi vive in una condizione di fragilità. "Barriere sanitarie" che rischiano di essere insormontabili soprattutto negli ospedali del Mezzogiorno e sono la prova di un ennesimo divario tra Nord e Sud della nostra penisola: basti pensare che per persone con disabilità cognitiva sono previsti percorsi sanitari nel 29% degli ambulatori e dei reparti del Nord Italia contro il 6,5% di quelli del Sud. Azioni concrete: sviluppare un piano d'azione per rendere le strutture sanitaria "a misura di tutti". Promuovere attivita' di sport e prevenzione per mantenere il benessere e l'integrazione sociale dei disabili.

  • LOTTA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI E PROMOZIONE DI ENERGIA PULITA: Le emissioni di CO2 stanno aumentando più rapidamente del previsto con ripercussioni sulla salute del pianeta e del genere umano. L'innalzamento del livello del mare, il cambio dei vettori delle principali malattie infettive, l'incremento delle ondate di calore e dei periodi di intensa siccità, la frequenza di alluvioni, l'aumento per numero e intensità delle tempeste e degli uragani sono solo alcune delle conseguenze registrate nel mondo. Nessun paese può sottrarsi dall'impegno preso nell'invertire questa rotta. L'Italia è da sempre all'avanguardia nello sviluppo tecnologico nel campo dell'energia alternativa, anche applicata al settore salute, ed ha giocato un ruolo chiave nella promozione della lotta ai cambiamenti climatici per proteggere il pianeta, e per proteggere la salute della popolazione globale. Vogliamo utilizzare l'esperienza nazionale per posizionare l'Italia come leader nel mondo per azioni contro il cambiamento climatico e la promozione di energia pulita. La nostra priorità è attuare azioni per la lotta contro l'inquinamento atmosferico contribuendo alla riduzione di emissione di CO2. Azioni concrete: Attuare e incentivare i nuovi modelli di diagnosi, cura, riabilitazione e promozione della salute come quello adottato dal nuovo ospedale pediatrico Careggi di Firenze ("Greening the health system"), collegando strettamente l'ospedale con le strutture territoriali. Promuovere le "Greening fitness area" ovvero delle palestre o dei percorsi outdoor il cui utilizzo produce energia pulita. Ci sono anche esempi di aziende italiane nella fornitura di attrezzature e servizi per il fitness: es. Technogym con la nuova linea dei macchinari Artis appositamente creata per trasformare la fatica e lo sforzo fisico in energia elettrica pulita e non lasciare che una potenziale fonte rinnovabile vada persa. Altri esempi: "La scuola a pedali", una sperimentazione attiva a Roma, che ha realizzato in una sala della scuola un'installazione di 18 postazioni a propulsione umana fra spin-bikes, manovelle e rulli liberi in grado di produrre energia elettrica mediante delle dinamo a cui sono collegati degli accumulatori di corrente elettrica. Gli studenti vengono motivati alla produzione con la registrazione su tessera elettronica personale dei watt orari prodotti che rappresentano dei "crediti energetici" che possono spendere in diversi modi. Questo permette di stimolare la consapevolezza dei propri consumi nei giovani studenti che saranno i consumatori del futuro e di partecipare in prima persona alla produzione di energia elettrica per la propria scuola. Azioni concrete: disegnare una strategia con il settore energetico per la promozione del trasporto pubblico, aumento dell'attivita' fisica della popolazione, la riduzione delle emissioni di CO2 degli ospedali.
  • TECNOLOGIA, EFFICACIA ED INNOVAZIONE DEL SSN: Secondo il Censis, nel 2016, il 45% degli intervistati percepisce un peggioramento del livello del SSN, contro il 29% del 2011. Il malcontento è legato soprattutto al progressivo allungamento dei tempi medi di attesa: da 43 giorni nel 2014 si è passati a 58 nel 2015, con picchi di 3 mesi e con forti disomogeneità territoriali, in particolare nelle Regioni in piani di rientro (Calabria, Molise, Puglia, Sicilia e Calabria). La necessità di forti cambiamenti del nostro sistema sanitario nazionale è una delle nostre priorità sia in termini di efficacia, che di innovazione. La politica del solo risparmio, basata essenzialmente sui tagli lineari senza incidere sulle diseconomie vere, sulle sacche di ristagno, sulle rendite di posizione e senza un vero processo di ristrutturazione del nostro servizio sanitario nazionale, ha ottenuto in questi anni il solo risultato di una progressiva riduzione dei servizi e della sicurezza delle cure. La questione non è solo ridurre la spesa, ma disegnare un SSN sostenibile attraverso un "ammodernamento" della rete sanitaria ospedaliera e territoriale, in virtù delle mutate necessità della popolazione. Molto poco è stato fatto infatti per la rete territoriale in cui peraltro è urgente intervenire istituendo servizi ambulatoriali di diagnosi e cura, riabilitativi, liberare i "Pronto Soccorso" ospedalieri dai codici bianchi e verdi, creare strutture intermedie per lungodegenti, strutture di integrazione socio-sanitaria per la promozione e la tutela della salute soprattutto per le persone over 65 anni di età e per tutte le fasce più deboli. Il nostro obiettivo è puntare sull'innovazione e modernizzazione del SSN in modo da renderlo più efficace, equo e sostenibile. Azioni concrete: Creazione di un sistema nazionale di HighTechnology Assessment (HTA), capace di rendere pubblici i criteri di inclusione ed utilizzo delle tecnologie, su cui innescare un sistema di benchmarking inter-aziendale ed inter-regionale dei consumi correlati ai casi trattati e valorizzare il potenziale dei sistemi informativi disponibili per rendere visibili la quota di prevalenza delle patologie prese in carico, il tasso di adesione della filiera professionale ai percorsi programmati, l'indice di compliance dei pazienti. Questo include inoltre l'identificazione di nuovi LEA che tengano conto di indicatori di qualità, appropriatezza e adeguatezza ad iniziare dal fabbisogno minimo di risorse umane, tecnologiche, strutturali e standard organizzativi necessari a garantirli. Adozione di sistemi efficaci presenti in alcune Regioni d'Italia, come ad esempio la Emilia Romagna nella riduzione delle liste di attesa.
  • PERSONALE SANITARIO - IL CUORE DEL SSN: Da troppo tempo le azioni del governo nazionale e dei governi regionali considerano le risorse umane del SSN un costo, da ridurre utilizzando l'approccio aziendalistico che ha totalmente emarginato dalla leadership della programmazione e della gestione delle politiche sanitarie gli operatori della sanità, a partire dai medici. I guasti prodotti da questo approccio aziendalistico sono sotto gli occhi di tutti. E' tempo che il personale sanitario torni ad essere valutato come la principale risorsa del SSN. Le professionalità e i percorsi di formazione degli uomini e delle donne che lavorano in sanità sono il vero potenziale economico della sanità italiana, la formidabile leva capace di moltiplicare il valore della principale azienda del paese, l'azienda della salute. La rivalutazione del potenziale umano della sanità italiana, auspicata da 10 VOLTE MEGLIO, non può prescindere dal riposizionare gli operatori della sanità al vertice delle strutture decisionali e amministrative che governano l'allocamento e la gestione delle risorse economiche in sanità. Non è più tollerabile che sia a livello centrale, sia a livello regionale continuino a legiferare e a normare l'organizzazione della "macchina" sanitaria nazionale persone estranee alle professioni sanitarie, che nulla possono sapere circa le reali esigenze degli operatori sanitari e le regole di una sanità realmente capace di riconoscere i bisogni tanto degli operatori sanitari, quanto dei destinatari delle cure. In questa prospettiva di riconoscimento del valore del capitale umano impegnato in sanità va immediatamente rivisitata la fallimentare programmazione sanitaria del nostro Paese. Nel 2011 l'età media del personale SSN era di 50 anni per i medici e 45 anni per gli infermieri. Oggi l'età media dei medici ospedalieri è di 58 anni. La quota di medici di famiglia con almeno 27 anni dalla laurea è passata dal 12% del 1998 al 62% del 2012. Un terzo dei medici di famiglia oggi in servizio andrà in pensione entro il 2023. Nonostante le evidenze circa l'invecchiamento del personale sanitario e dei medici in particolare, nulla è stato finora realizzato per evitare che tra pochi anni milioni di cittadini italiani si trovino senza medico di famiglia, curati in ospedale da medici sempre più anziani e in reparti sempre più in carenza di organici. L'enorme sforzo di laureare ogni anno circa 10.000 nuovi medici s'infrange contro l'incomprensibile diniego di dare a tutti uno sbocco lavorativo, limitando a solo poco più di 6000 all'anno di questi la possibilità di proseguire il percorso formativo nelle scuole di specializzazione piuttosto che nel triennio di formazione in medicina generale; così ogni anno si "producono" circa 4000 medici destinati o all'emigrazione o allo sfruttamento del lavoro sottopagato. E tutto questo a fronte della carenza di medici che ci attende da qui a pochi anni. Azioni concrete: Aumentare il numero dei posti in Scuola di Specialità e nella Formazione dei Medici di Medicina Generale così da assorbire la totalità dei neolaureati di ogni anno e contrastare la carenza di medici prossima ventura, anche ricavando le borse di studio da prestiti d'onore che i medici potranno rifondere appena inseriti nel ciclo lavorativo. Governare il cambiamento delle professionalità e dei profili anagrafici del personale del SSN delineando percorsi che includano le nuove competenze professionali, in stretta connessione con la nuove tecnologie e i nuovi bisogni della popolazione, attuando sistematiche valutazioni di costo-efficacia delle innovazioni organizzative e della qualità degli esiti, rimotivando gli operatori della sanità con incentivi economici per contrastare insoddisfazioni, inefficienze e opportunismi. Valorizzazione delle competenze con incentivazioni alla carriera professionale del personale sanitario. Rinnovare i contratti di lavoro a livello nazionale e introdurre flessibilità dell'orario di lavoro che possa conciliare lavoro-famiglia e permettere la carriera delle donne che, tra l'altro, sono già prevalenti nel personale sanitario. Creazione di un mercato del lavoro nella sanità, nazionale e internazionale, con stabilizzazione del precariato e inserimento dei giovani operatori sanitari. Regolamentazione del cosiddetto "secondo pilastro" della sanità italiana, costituito dagli investitori privati, secondo una strategia di integrazione - collaborazione con il SSN che, salvaguardando pari dignità professionale e pari trattamento economico tra tutti gli operatori sanitari dei due comparti, consenta l'erogazione di servizi sanitari di qualità a tutti i cittadini italiani.
  • REVISIONE TITOLO V: La riforma del Titolo V della Costituzione approvata nel 2001 ha dato vita a ventuno sistemi sanitari diversi, in territori con differente gettito fiscale, con differente capacità e appropriatezza di spesa, con differente organizzazione dei sistemi sanitari regionali e della loro appropriatezza nella risposta ai bisogni sanitari. Tutto questo ha determinato l'incapacità del sistema di assicurare in modo omogeneo i Lea, eludendo i principi di equità e universalità sui quali si fonda il nostro SNN. La situazione attuale rischia seriamente di peggiorare l'inadeguatezza dei sistemi sanitari regionali più deboli limitando soprattutto le tutele sanitarie delle fasce più fragili e bisognose della popolazione. Ci troviamo ad affrontare due sfide principali: la prima è garantire che gli sforzi in atto per contenere la spesa in campo sanitario non vadano a intaccare la qualità dei servizi erogati; la seconda è quella di sostenere regioni e province autonome che hanno una infrastruttura più debole, affinché possano erogare servizi di qualità pari alle regioni con le performance migliori. Azioni concrete: Rivedere l'articolo 117 al fine di assegnare in maniera inequivocabile allo Stato il ruolo di tutela della salute assicurando una uniforme erogazione dei Lea in tutte le regioni e riallineando il SSN sui principi di equità e universalismo che lo contraddistinguono.
  • FINANZIAMENTO DEL SSN: Dal VII Rapporto RBM-Censis 2016 emerge che l'Iitalia continua ad avere una spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil, inferiore a quella di altri grandi Paesi Europei. Nel nostro Paese è pari al 6,8% del Pil, In Francia all'8,6%, in Germania al 9%. Sprechi ed inefficienze (circa il 20% della spesa) dovuti a cattive gestioni, prestazioni inefficaci, frodi ed inappropriatezza completano questo quadro. Il SSN, organizzato come un quasi mercato, ossia come un mercato regolamentato, presenta una forte discrepanza a livello di spesa e di qualità dell'offerta in seno alle varie strutture e, soprattutto, tra le varie Regioni. L'aziendalizzazione ha fallito il suo obiettivo: la spesa sanitaria regionale ha continuato a crescere senza controllo, raggiungendo in alcune Regioni deficit elevati. Contestualmente l'entità del Fondo Sanitario Nazionale ha continuato ad essere definita attraverso una trattativa Stato-Regioni, piuttosto che sui costi effettivi dei bisogni della popolazione, e la modifica del Titolo V della Costituzione ha impedito allo Stato di intervenire attivamente nei processi di riorganizzazione delle strutture e dei servizi sanitari regionali necessari ad ottenere un riequilibrio della spesa, limitandosi a imporre aumenti di tasse, ticket e blocchi del turn-over che hanno aggravato la situazione. Oggi, il sempre maggiore divario tra fabbisogni sanitari e copertura finanziaria pubblica rendono insostenibile l'attuale sistema. Tra i paesi del G7 l'Italia è fanalino di coda per spesa sanitaria totale e pubblica (3.272 dollari contro la media di 3.814 dollari, dati OCSE), ma seconda per spesa a carico dei cittadini. Solo il 12% dei 35 miliardi di euro della spesa sanitaria out of pocket sono stati intermediati da polizze e fondi sanitari (in Gran Bretagna il 41% della spesa sanitaria out of pocket è intermediata da polizze e fondi sanitaria, in Germania il 44%, in Francia il 67%), l'88% è invece out of pocket, cioè direttamente pagato dai cittadini. Sono quasi 4 milioni gli Italiani in difficoltà per le spese out of pocket. Di questi, 300.000 dicono di essersi impoveriti a causa di spese socio-sanitarie; 1 milione ha sostenuto spese sopra il proprio reddito; ed e' salito a 12,2 milioni il numero di persone che nell'ultimo anno hanno rinunciato o rinviato almeno una prestazione sanitaria per ragioni economiche (1,2 milioni in più rispetto all'anno precedente) Azioni concrete: Aumento dell'investimento in sanita' in accordo con gli standard Europei. Revisione della gestione dei costi. Riconoscimento e sviluppo del ruolo imprenditoriale del SSN nella gestione della spesa sanitaria pubblica e privata. Regolamentare i 35 miliardi di spesa sanitaria privata, per meglio tutelare i consumatori, integrandola con le prestazioni del SSN per evitare sovrapposizioni o gap informativi. Potenziamento dei sistemi di controllo e di qualità sulla sanità pubblica e sulla sanità privata.

Introduzione


Europa: uno spazio grande, complesso, vivissimo e in trasformazione

Stati, regioni, lingue, popoli, nazioni sembrano spesso realtà immutabili e in perenne competizione tra di loro. Tanti politici fanno ricorso ai richiami dell'identità territoriale per farsene paladini, per tracciare un confine all'interno del quale conquistare ed esercitare il potere. Ma un Paese ricco di storia come l'Italia dovrebbe sapere quanto siano volatili queste dimensioni e quanto più ricca e complessa sia la nostra identità collettiva. Chi è nato in Europa dopo il 1990 ha sempre vissuto in uno spazio di pace, non ha mai visto una vera frontiera nel continente, parla una lingua nazionale e l'inglese (o almeno sa che sarebbe utile parlarlo), raggiunge in poche ore le principali città europee, si veste, ascolta musica, guarda film simili. Questa Europa è stata costruita nel dopoguerra con pazienza, superando la logica dei blocchi contrapposti, costruendo istituzioni deboli, ma in continua evoluzione. Dalla fine degli anni '70 è stata costruita sul campo, integrando aziende, reti di comunicazione, contratti, monete e culture. Come ogni terra di opportunità ha attirato e attira milioni di persone da altri continenti, da ex-colonie lontane e da Paesi confinanti via mare.


Le spinte nazionaliste

Oggi qualcuno vorrebbe bloccarne la crescita, chiudere porte e finestre e godersi la ricchezza accumulata. I politici che sfruttano le paure hanno bisogno d'infiammare le identità e di mitizzare un'età dell'oro mai esistita. Hanno bisogno di nemici da combattere. Questi politici vogliono farci credere che esiste un'Italia distinta e contrapposta all'Europa, vogliono ridurre la realtà a una lotta di egemonie nazionali, vogliono dividere le persone e chiudere i recinti. Per arrivare a comandare piccoli uomini in piccoli stati. Ma questa Europa è stata fatta anche da molti italiani, a partire dai Fondatori. Abbiamo un'identità plurale, fonte inestimabile di ricchezza, a cui non rinunceremo. L'Italia è Europa e gli italiani vivono in Europa. Governare per il bene degli italiani significa oggi governare l'Europa, garantendo ai nostri concittadini libertà di movimento, d'impresa, di crescita materiale e culturale.


La casa comune Europea

Gli italiani che vivono a Londra, Parigi, Berlino, Madrid, Milano sono in fuga dall'Italia o sono invece parte di un mega-trend che concentra innovazione, ricchezza e cultura nelle grandi città del mondo ?

Le tecnologie che connettono culture e continenti si sviluppano in alcuni poli abitati da persone di ogni razza e cultura: pensiamo davvero che possano esser rinchiuse in schemi nazionalisti "identitari"?

L'inglese che anche dopo la Brexit parleranno milioni di europei è ancora "proprietà" degli inglesi? Mai come ai nostri giorni l'immagine dell'Italia è riconoscibile, collegata alla bellezza, alla qualità, allo stile in ogni parte del mondo: dovremmo custodire tutto ciò chiudendolo a chiave nei nostri armadi e nelle nostre dispense?

Governare l'Italia nel XXI secolo significa occuparsi del bene comune degli italiani, ovunque vivano. Consentire loro di mantenere e far evolvere l'identità italiana, di rimanere collegati ai luoghi d'origine e di farli conoscere in tutto il mondo. Allo stesso tempo occorre definire una chiara strategia, basata sulla definizione di prioritá e sulla capacitá di far leva sulle alleanze con altri paesi europei e sul 'network' di italiani all'estero che operano in posizioni di rilievo, al fine di creare un 'sistema Italia' che sia in grado di incidere in modo rilevante sulle scelte dell'Unione Europea. La recente vicenda dell'Agenzia Europea del Farmaco rappresenta, purtroppo, un chiaro esempio dell'assenza di tale strategia. Tale strategia deve essere sviluppata sia in relazione a scelte relative a Istituzioni e strutture Europee (es. Agenzia Europea del Farmaco), sia in relazione alla capacitá di promuovere competenze e tecnologie italiane in settori innovativi (es. energie rinnovabili)

Nel XXI secolo la dimensione naturale e sostenibile di governo del nostro continente è un'Unione Europea. E' l'unica con dimensioni in grado di confrontarsi con USA, Cina, Russia, India e Paesi arabi. E' l'unica dimensione che consente di assorbire squilibri demografici, sociali, economici e culturali che su territori più piccoli già oggi si abbattono con effetti devastanti.

La casa europea è ancora incompleta, come per tanti anni lo è stata la Sagrada Familia di Gaudì a Barcellona. E' la visione di un destino comune, è un progetto che più menti, braccia e cuori sono chiamati ad elaborare e a realizzare, con pazienza e tenacia.


Vision


Vorremmo un'Europa 10 volte meglio e soprattutto vorremmo che in tutta Europa gli italiani potessero vivere e lavorare 10 volte meglio. Nel nostro programma elettorale portiamo soprattutto questo spirito, ma anche alcune proposte specifiche.

Le Priorita' dell'Unione Europea per 10 Volte Meglio


1. Sviluppo dei talenti e sistema formativo


Sintesi

Inserire tra le priorità lo sviluppo delle competenze e dei talenti al fine di mantenere la competitivitá, attraverso l'unificazione del sistema universitario tra i diversi paesi Europei

Descrizione

L'Unione deve anche inserire tra le sue priorità lo sviluppo delle competenze e dei talenti, elemento fondamentale per mantenere la competitività e superare la crisi demografica ormai alle porte: solo uno straordinario recupero di produttività potrà consentire di non fare sprofondare il continente in un declino economico dovuto alla riduzione della domanda, sia esso determinato dalla riduzione numerica della popolazione o dalla sua ridotta capacità economica, per effetto di un'integrazione poco qualificata destinata a lavori "poveri" e scarsamente remunerata. L'integrazione può partire dall'unificazione del sistema universitario, basata su un modello comune di qualificazione, assistito da standard di verifica e controllo, sull'autonomia delle Università e sulla libertà di aprire sedi in tutti i Paesi UE, sull'eliminazione del valore legale del titolo di studio (dove esiste) e su incentivi alla circolazione di studenti e docenti. In una fase successiva dovrebbe essere unificato anche il sistema d'istruzione delle scuole superiori.


2. Gli italiani nella casa comune Europea


Sintesi

Definire meccanismi che favoriscano integrazione e sinergie tra aziende italiane che vogliono espandersi in mercati esteri ed italiani con esperienza e professionalita che vivono in questi paesi e ristrutturare le istituzioni italiane all'estero in modo realizzare una rete europea che consenta a tutti gli Italiani di sentire "a casa" in ogni territorio dell'Unione


Descrizione

Crediamo che il sistema istituzionale italiano all'estero sia ormai antiquato e non più al passo con i tempi.

Iniziando a considerare come è organizzata la rete delle nostre Ambasciate e il sistema Consolare (a cui è collegata l'AIRE- una istituzione divenuta assolutamente obsoleta) e passando per gli Istituti Italiani di Cultura e l'ENIT, ma soprattutto l'ICE, e Assocamerestero (che sono completamente inadeguate alle esigenze delle nostre PMI e che in tanti nel passato hanno cercato di riformare senza successo) il lavoro da fare appare essere davvero tanto.

Gli Italiani all'estero rappresentano un universo estremamente variegato, in funzione del periodo nel quale si sono trasferiti e del tipo di attivitá e professionalitá sviluppata. Le attuali strutture di rappresentanza degli interessi degli italiani all'estero (COMITES) sono basati su una realtá ormai superata, provano a rappresentare (in modo spesso inefficace) l'emigrazione di vecchia data e sono estremamente distanti dagli interessi ed esigenze della nuova immigrazione dei giovani degli ultimi anni. Occorre ripensare la struttura e l'organizzazione di queste istituzioni, al fine di promuovere l'identitá e le professionalitá degli italiani all'estero, supportarli nello sviluppo del loro percorso di vita e professionale e fornirgli strumenti concreti per rappresentare le loro esigenze, sia nel pease in cui vivono, sia in Italia.

Partendo dal principio che ogni italiano che si trova a vivere ed operare (anche temporaneamente) all'estero rappresenta nel suo piccolo il nostro paese, e debba quindi poter contribuire il piu' possibile al successo e alla competizione dell'Italia nellàagone mondiale, deve a maggior ragione poter essere rappresentato dalle nostre Istituzioni degnamente ed efficacemente e sostenuto in tutte le proprie necessita'.

E' chiaro che, in una fase del nostro progresso così accelerata come quella che viviamo ora, e che togile costantemente "fisicità" alle istituzioni per spingerle ad essere più vicine al cittadino con altri canali comunicativi, si può e si deve investire nella direzione di dare più servizi e permettere a tutti gli italiani di contribuire a loro volta a migliorare questa interazione.

Dal concetto arcaico di "Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero", si potrebbe passare a quello di "Banca Dati degli Italiani all'Estero" - nella quale chiunque possa, ad esempio con una autocertificazione, inserire una serie di informazioni, mettersi a disposizione di altri Italiani, i quali, anche dall'Italia, potrebbero cosi' trovare facilmente persone competenti per il proprio business, la cultura, gli scambi interpersonali, con lo stesso principio dei Social Network, il tutto controllato ed eventualmente certificato dalle nostre Istituzioni, le quali in caso di necessità, saprebbero così come rintraccare velocemente i nostri connazionali.

Anche inviare comunicazioni o coinvolgere i nostri concittadini all'estero su iniziative di interesse generale, potrebbe diventare molto più facile. "Essere Italiani" quindi diventerebbe a maggior ragione un concetto legato definitivamente ai nostri valori e al nostro esserlo nell'anima, e non più soltanto al territorio in cui viviamo, soprattitto appunto se ci muoviamo nella nostra Casa Comune Europea.

Un passo successivo sarebbe quello di dare un contributo alla costruzione della cittadinanza europea che diventerebbe un concetto più legato alla partecipazione sociale e al territorio in cui si vive: da Italiani, possiamo essere oggi Londinesi, o Berlinesi o Parigini, senza essere però inglesi, tedeschi o francesi, ma finendo per condividere con i nostri nuovi concittadini, quasi in tutto, diritti e doveri. E' chiaro che questa situazione vada ormai urgentemente razionalizzata e organizzata meglio.


3. Fondi strutturali


Sintesi

Definire chiare prioritá per la destinazione dei Fondi strutturali verso gli investimenti in infrastrutture e sviluppare le competenze per utilizzare al meglio i fondi strutturali destinati all'Italia


Descrizione

Nel 2020 terminerà l'attuale ciclo di gestione dei Fondi Strutturali, che ha impegnato 351,8 mld € nel periodo 2014-2020, di cui ca. 43 destinati all'Italia . Ad essi si aggiungono i cofinanziamenti nazionali, che portano a ca. 75 mld € la somma potenzialmente disponibile, quasi interamente per lo sviluppo delle aree meno sviluppate incluse nell'obiettivo "Convergenza": le regioni del Sud, nel nostro caso. I dibattiti, le notizie di stampa e anche molte azioni degli ultimi governi (in particolare il "Piano di Azione e Coesione," del 2011, che ha ridefinito le priorità in funzione anti-ciclica e di accelerazione della spesa) si sono concentrati sulla necessità di "non perdere e spendere" queste significative risorse, molto meno sull'analisi dei risultati. Che sono modesti in Italia, in termini d'impatto sul divario di ricchezza, persistente e aggravato nelle fasi di crisi. In particolare, rispetto a quanto emerge dal confronto con gli altri paesi EU27, il nostro paese appare essere indietro nel settore della cd. "Europrogettazione". Esistono ambiti in cui l'Italia gioca un ruolo di primo piano (e.s. Horizon 2020 SME Instruments), ma manca una cultura di europrogettazione in Italia presso le piccole e medie imprese che molto spesso non conoscono questi strumenti di networking e sviluppo di mercato. Nonostante l'Italia sia membro fondatore dell'UE , ed abbia da sempre partecipato (sulla carta) attivamente a tutte le principali inizative, possiamo dire che troppo poco si è fatto per sviluppare delle professionalità concrete dedicate a questa attività. Alcune istituzioni, soprattutto alcune Camere di Commercio, hanno lodevolmente dedicato progetti e risorse per aiutare almeno il settore privato ad avere accesso a fondi e strumenti di finanza agevolata che negli altri paesi sono ormai entrati a far parte del "pane quotidiano" di ogni azienda. Nel settore pubblico invece c'è ancora tantissima strada da fare (fatte salve alcune lodevoli eccezioni in alcune regioni Italiane, es. Veneto ed Umbria) . Una priorità del nostro programma è quindi quella di dare il maggior risalto possibile a queste competenze, inizando col valorizzare quelle già presenti, per poi creare veri e propri corsi di specializzazione e preparare i nostri funzionari pubblici ad attingere quei fondi che paradossalmente sono già destinati al nostro paese, ma che si fermano a Bruxelles.

Il dibattito europeo da qui al 2021 sarà concentrato sull'entità dei Fondi da destinare al prossimo ciclo di programmazione, ma soprattutto sulle priorità, con la probabile spaccatura tra il "partito" della competitività e quello della coesione. Ma ancora di più si rischia che il primo sia sostenuto dai Paesi del Nord e il secondo si traduca in richieste di sussidi, più o meno mascherate. E' un dibattito molto difficile da sviluppare in Italia, i cui politici mostrano da sempre scarsa conoscenza e considerazione delle regole e dei meccanismi dell'Unione, sulla quale scaricano aspettative e lamentele, a seconda dei casi. E' però un dibattito vitale per il nostro Paese: le debolezze strutturali del bilancio nazionale, destinate a rimanere tali almeno per alcuni decenni a causa del peso eccessivo del debito e di una curva demografica avversa, non permettono di trascurare somme così rilevanti e potenzialmente decisive per invertire la tendenza. La priorità italiana è lo sviluppo e la manutenzione delle infrastrutture. Da diversi anni la spesa nazionale per investimenti si è contratta fortemente, lo stato delle infrastrutture tradizionali (strade, ferrovie locali, reti idriche, reti telefoniche terrestri) è notevolmente degradato ed è rimasto in condizioni di pesante arretratezza in molte regioni. Lo sviluppo delle infrastrutture più recenti (reti dati, centri di calcolo e ricerca, centri di sviluppo software, incubatori e acceleratori d'impresa, sistemi di sicurezza, sistemi di pagamento) è molto rallentato e soprattutto parcellizzato, privo di un disegno complessivo. L'Italia deve orientare la destinazione dei Fondi strutturali verso gli investimenti in infrastrutture, delineando anche forme di finanziamento in grado di attirare capitali privati. La concentrazione delle reti fisiche in grandi player di dimensione europea consentirebbe di governare efficacemente i fondi europei e nello stesso tempo di accedere al mercato dei capitali con strumenti finanziari orientati ad investitori di lungo periodo. La revisione e integrazione complessiva degli assetti regolatori consentirebbe di determinare in modo stabile e univoco la remunerazione degli investimenti e della proprietà delle reti, evitando eccessi speculativi, e di creare un mercato competitivo di gestori "puri", radicato territorialmente. La seconda priorità è invece diretta agli interventi a favore di aree con "ritardo di sviluppo". Occorre riflettere seriamente sull'opportunità di continuare a perseguire politiche di "convergenza" che tentino di applicare modelli di sviluppo omogenei su tutti i territori. Il Sud Italia può invece sviluppare e rafforzare un modello alternativo, basato su turismo, agricoltura, produzione di energie rinnovabili, sviluppo di capitale culturale. Un modello di sostenibilità ambientale che promuova la cultura del "luogo ideale in cui vivere". Perché questo modello si possa realizzare è sia sostenibile economicamente è necessario che 1) le zone che lo applicano siano del tutto ripulite da ciò che è "brutto", a partire dalla malavita, dall'inquinamento, dall'incuria 2) gli abitanti si possano dedicare alla realizzazione e gestione di modelli diffusi di accoglienza, sviluppo culturale e naturale, parziale ri-conversione delle colture agricole, architettura bio-energetica. Le risorse dei Fondi Europei dovrebbero essere quindi indirizzate a operazioni di ricostruzione ambientale e sociale, affidando un ruolo decisivo all'imprenditoria sociale e alle organizzazioni del terzo settore.


4. Architettura e governance


Sintesi

Razionalizzare l'architettura delle istituzioni europee. L'Italia deve sviluppare una nuova visione-guida per l'Unione, abbandonando un ruolo subalterno e rivendicativo


Descrizione

L' UE ha sviluppato un'architettura di governo economico e finanziario del continente: benché sia migliorabile e per molti aspetti immatura, non possiamo pensare d'indebolirla o addirittura farne a meno. Viviamo una fase in cui si accentua la competizione tra la Commissione e il Consiglio europei, con il secondo che sposta il baricentro verso i singoli stati, a scapito dell'integrazione, e il Parlamento che rimane ai margini delle decisioni cruciali. Il prossimo governo italiano deve dedicare energie e competenze primarie alla politica europea, anche facendosi carico di sviluppare una nuova visione istituzionale e di tessere le alleanze necessarie a realizzarla. Una visione di reale integrazione culturale e sociale, non solo economica. Occorre però completare l'architettura di governance economica europea con strumenti in grado di gestire in comune investimenti infrastrutturali e debito. Ciò comporta una profonda revisione del Bilancio dell'Unione, della sua struttura e funzione.


5. Economia e Finanza


Sintesi

Mantenere e rafforzare il ruolo indipendente della BCE nella politica monetaria dell'area Euro, nella crescita e nella vigilanza del sistema finanziario.


Descrizione

Una BCE forte e autorevole è garanzia di stabilità e la crescente integrazione e trasparenza del sistema finanziario consente di ridurre i rischi sempre insiti in un modello economico globale che richiede enormi masse di liquidità in movimento per funzionare. Il ruolo della BCE nella vigilanza delle grandi banche è necessario per scongiurare rischi sistemici e crisi di liquidità sul mercato interbancario, come avvenuto nel 2011, ma deve essere sviluppato lungo direttrici che consentano di rafforzare gradualmente il sistema e garantendo la concorrenza. La via intrapresa per la riduzione delle sofferenze, con la creazione di un mercato delle medesime, è centrale in questa strategia, ma non deve penalizzare le grandi banche in grado di effettuare una gestione in-house efficiente e spesso in grado di produrre risultati migliori nel medio termine. La pulizia dei bilanci bancari deve inoltre affrontare anche il nodo del peso eccessivo degli asset illiquidi, a partire da quelli immobiliari. Questa deve essere la posizione dell'Italia, e non solo perché in grado di ribilanciare la percezione di forza / debolezza relativa delle banche italiane rispetto a quelle francesi e tedesche.


6. Sport


Sintesi

Creazione di campionati professionistici europei, al fine di favorire l'attrazione di risorse economiche importanti e di favorire l'integrazione


Descrizione

Una forte leva d'integrazione è rappresentata dallo sport, che consente di conservare e valorizzare le identità locali trasferendo la competizione in ambito che generano relazioni e crescita, anche economica. La creazione per le principali discipline di squadra, calcio escluso o autonomamente regolato dalle sue istituzioni, di campionati professionistici europei che raggruppino le squadre più forti, lasciando ai campionati nazionali il ruolo di collegamento con l'universo dei praticanti, consentirebbe di far affluire risorse economiche importanti e di favorire l'integrazione senza comprimere le identità.


7. Sistema di difesa


Sintesi

Costituzione di un sistema di difesa militare europeo


Descrizione

Non è più rinviabile la costituzione di un sistema di difesa militare europeo. Occorre superare gli ultimi residui retaggi di un dibattito pro o contro NATO, trasformando l'Alleanza Atlantica in un coordinamento bilaterale permanente di forze americane ed europee, queste ultime pienamente unificate integrando gli eserciti dei singoli Paesi. Tale scelta, ormai improcrastinabile per ragioni strategiche ed economiche, rafforzerebbe anche le istituzione dell'Unione: il Parlamento, chiamato ad autorizzare le missioni, e la Commissione, chiamata ad organizzare il vertice operativo della Difesa europea.

Due trend principali stanno mettendo a repentaglio il futuro degli italiani:

1. Elevato debito pubblico: oggi il debito supera il 130% del PIL e negli ultimi 10 anni non ha mai dato segnali di miglioramento.

2. Invecchiamento della popolazione: oggi più del 22% delle persone ha oltre 65 anni, e soprattutto, l’Italia ha uno dei più bassi tassi di natalità in Europa. Quale futuro allora abbiamo per un Paese vecchio e indebitato? Davvero incerto, nebbioso. Tali trend debbono essere invertiti, occorre urgentemente cambiare rotta, in modo significativo e costante. E la riflessione si apre subito ai temi Spesa Pubblica e Tassazione, dato che la crescita è stata debole o negativa per molti anni, ed ora è bassa, più bassa rispetto ad altri paesi Europei.


SPESA PUBBLICA


La spesa pubblica italiana è poco comprimibile, pertanto è necessario avviare un piano di modernizzazione e semplificazione della “macchina pubblica” anche attraverso una decisa e progressiva riduzione del perimetro di intervento pubblico nell’economia.

Abbiamo perso 20 anni con interventi incerti, di segno opposto, troppo deboli o fuori tempo, mai continuativi. Analisi condotte da team esperti, come quello guidato da Carlo Cottarelli, hanno identificato alcune aree d’intervento strutturale (es. gestione degli acquisti, taglio delle partecipate locali) e molti interventi di razionalizzazione, di limitato importo unitario, ottenibili solo con un lavoro costante all’interno delle amministrazioni pubbliche, affidato a mani competenti e indipendenti in grado di individuare tagli puntuali e non lineari

Alcune considerazioni sulle grandi voci di spesa:

  • Sanità: con una popolazione che invecchia e la vita media che si allunga, la spesa pro capite aumenta e tenderà ad aumentare in futuro.
  • Previdenza: vale anche qui il tema dell'invecchiamento e della vita media; inoltre, la generazione che va in pensione da oggi al 2050 ha pagato e paga contributi elevati, per cui non è pensabile praticare tagli drastici. Occorre separare chiaramente la gestione della componente assistenziale ed eliminare i residui privilegi ingiustificati.
  • Assistenza: la spesa necessaria per garantire la pensione minima anche alle persone che hanno versato pochi contributi è molto elevata e rappresenta un elemento di criticità rispetto alla sostenibilità della previdenza pubblica, unitamente ai costi assistenziali a favore dei disoccupati, giovani e non, dei lavoratori sottooccupati e delle famiglie in stato di povertà e indigenza.
  • Istruzione: l’Italia registra un deficit drammatico di laureati ed occorre avviare un rapido e preciso processo di miglioramento in vari segmenti dell'istruzione, a partire dalle scuole dell’infanzia.

Le altre voci di spesa rappresentano aggregati molto meno rilevanti, sui quali occorre intervenire, ma i cui risparmi dovrebbero essere destinati a sostenere gli investimenti di sviluppo e modernizzazione delle infrastrutture.

Per queste dinamiche è difficile ipotizzare risparmi complessivi su queste grandi voci di spesa nei prossimi 10 anni e quindi, a parità di spesa totale, crediamo si possa migliorarne 10 volte l'efficacia, i criteri di distribuzione, l’equità.

Noi pensiamo che, ad esempio, l’Istruzione, che preferiamo chiamare Educazione, debba essere potenziata, avere più risorse ora per dare poi un futuro migliore all’Italia.

Solo un intervento può liberare vere risorse aggiuntive: la riduzione del perimetro pubblico e la valorizzazione di asset poco sfruttati o improduttivi. Lo spazio occupato da uffici pubblici, spesso in immobili di pregio e poco funzionali, può essere drasticamente ridotto accelerando la conversione a modelli di smart working. Gli immobili liberati possono essere ristrutturati e creare davvero valore per le comunità solo se assistiti da norme edilizie e urbanistiche centrate su progetti di sostenibilità economica, ambientale e sociale, mettendo al centro delle procedure il concorso d’architettura.


DEBITO PUBBLICO


Il debito pubblico italiano non consente distrazioni: controllo della spesa ed equilibrio di bilancio sono alla base del nostro programma.

Il debito elevato ha generato un costo di 80 miliardi € per interessi solo nel 2017; il percorso di rientro dal debito è necessariamente lungo e richiede interventi rigorosi e costanti. La via maestra è comunque una rigorosa stabilità della spesa pubblica, che non esclude rilevanti redistribuzioni fra programmi di spesa, un minor intervento dello stato nell’economia, la riduzione a medio termine della tassazione, l’allargamento della base dei pagatori, e un supporto concreto alla crescita demografica ed economica delle imprese.

La strada per l'Italia è strettissima e il rischio di peggiorare molto concreto; guardiamo con diffidenza le proposte che generino deficit ulteriore, che assicurino rendite imperiture, che aboliscano tasse per i più abbienti, che tornino indietro su scelte dolorose ma necessarie fatte sulle pensioni.


IMPOSTE e TASSE


La pressione fiscale sugli italiani che pagano le tasse è molto elevata, non aumentabile. Nel breve termine occorre concentrare le risorse derivanti dallamaggiore crescita per alleggerire il peso della pressione fiscale complessiva e degli adempimenti gravanti su famiglie e imprese.

Le riforme fiscali sempre annunciate con promesse miracolistiche creano soltanto incertezza: ciò che serve è una reale semplificazione del fisco, eliminando e accorpando le imposte / tasse minori (senza creare mostri come l’IRAP). Certamente affascina un’aliquota unica ma rischia di essere una semplificazione a solo uso dei media: il diavolo fiscale sta nei dettagli, che puntualmente emergono quando si approfondiscono le proposte sul punto (almeno quelle serie).

Le tasse sono necessarie per consentire l’erogazione dei servizi ma:

  • devono essere congrue rispetto al reddito ed al nucleo familiare e coerenti con lo stadio del ciclo di vita delle imprese;
  • devono garantire l'effettiva equità ed un gettito adeguato, superando la sperequazione ad esempio tra chi subisce ritenute alla fonte e chi no;
  • devono essere tracciate in tutto il loro percorso poiché, ad oggi, i contribuenti pagano ma non hanno consapevolezza di dove va a finire il danaro.

Il vero problema fiscale italiano non sono le percentuali e di scaglioni: il carico grava su un insieme di contribuenti troppo ristretto e le basi imponibili sono molto limitate rispetto ad altri paesi

europei. In Italia dobbiamo allargare la base dei contribuenti e efficientare il recupero dell’evasione (sempre a livelli superiori ai 110 miliardi da almeno dieci anni). Qualsiasi riforma del sistema fiscale deve andare di pari passo con quella della pubblica amministrazione, per modernizzare il Paese e garantire maggiore trasparenza ai contribuenti, lavorando sulle seguenti direttrici:

  • trasparenza del bilancio dello stato, per responsabilizzare chi spende e rendere consapevoli i contribuenti dei flussi di entrata/uscita. Questo significa responsabilizzare pubblicamente il soggetto politico che gestisce la spesa e mettere il cittadino in uno stato di “conoscenza attiva” nella gestione dell’apparato pubblico
  • informatizzazione e digitalizzazione dei servizi verso i contribuenti (ad esempio, evitando ai cittadini di dover ritirare documenti da un ramo della pubblica amministrazione per consegnarli ad un altro ramo)
  • consulenza e controlli preventivi da parte dell’amministrazione finanziaria, per “accompagnare” le imprese nelle scelte di carattere fiscale e non “punirle” ex post. L’obiettivo delle riforme deve essere quello di creare un sistema veramente al servizio del cittadino e non viceversa, puntando sulla definizione di norme chiare e congrue: un sistema trasparente che non applichi retroattivamente la normativa fiscale, premiante per gli adempienti, incentivante per gli investitori, di sostegno per il consolidamento e lo sviluppo delle imprese, anche sui mercati internazionali.

Per costruire futuro, cittadini ed aziende hanno bisogno di stabilità e certezze.

I consiglieri che lavorano al programma di 10 Volte Meglio

Carlo Bagnoli, Docente universitario - Venezia

Chiara Burberi, Imprenditrice ed esperta di educazione - Milano

Andrea Castro, Docente universitario - Bologna

Stefano Ferrari, Manager e advisor industriale - Milano

Mario Mantovani, Manager e presidente di organizzazioni - Bologna

Stefano Milanese, Partner di società di consulenza di direzione - Torino

Fabio Sampek, Partner di società di consulenza di direzione - Brescia

Chiara Visentin, Imprenditrice - Treviso

Simone Zanolo, Manager e advisor industriale - Verona

Non possiamo rimanere fermi.....

Contribuisci ai lavori su ciascuno dei 13 punti, anche con il tuo aiuto li faremo “10volte meglio”